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domenica 6 gennaio 2008

Because the night belongs...

... to the hungry!

E diciamocelo: quante volte vi siete trovati in centro Londra intorno alle 22, con lo stomaco ancora vuoto - il che accade abbastanza naturalmente ogni volta che andate a teatro o al cinema in orario serale, sempre che non siate di quelli che riescono a cenare prima - e iniziate a vagare alla ricerca di un luogo dove mettere qualcosa sotto i denti.
Se siete particolarmente fortunati, ed è sabato, forse forse se vi sbrigate ed implorate opportunamente il cameriere sulla porta quando vi dice che in realtà la cucina sarebbe già chiusa, però magari si può fare, beh, dai sì, entrate... ecco, ce la potete ancora fare. Però, se per caso lo spettacolo va per le lunghe, se vi scappa di fermarvi alla stage door per qualche minuto, ecco... siete fregati, siete.

O meglio. Non vi restano troppe carte da giocare. Il kebab. Un Pizza Hut che sta chiudendo e per pietà vi concede due fette di pizza lanciate attraverso la finestra perché i tavolini ormai sono off limits. Oppure... the one and only place in Soho dove vale la regola: kitchen open all night!

Percorrete Old Compton st. in direzione Wardour st. e lo troverete sulla vostra destra. Non lasciatevi intimorire dal décor zebrato che fa capolino dalla vetrina, ma varcate la soglia del Balans Cafè Soho... e sarete calorosamente accolti in un ambiente informale e rilassato, dove cortesissimi camerieri evidentemente caricati a molla o sostenuti chimicamente (altrimenti non si spiegherebbe come possano andare avanti e indietro a quel ritmo per tanto tempo!) si prenderanno cura di voi portandovi una selezione di pane caldo con olio ed olive mentre fate la vostra scelta da un menu ideato per soddisfare più o meno tutti i gusti.

Oltre alla ricca selezione di appetizers, che spaziano dalle influenze orientali Thai e Japanese alle ben più mediterranee offerte della tavola greca o italiana (buffalo mozarella salad!), tra i main courses sono presenti pollo, manzo, maiale e una non comunissima scelta di pesce (spada, tonno, salmone, spigola...), tutti presentati in abbinamenti non banali a fondere insieme ingredienti di tradizioni diverse (pollo affumicato con avocado... fettona di tonno con sesamo, zenzero e salsa di soia... ). Per concludere, menzione pure alla carta dei dolci, che regala qualche bella soddisfazione (mango sorbet alert!!). E dopo una certa ora questo menu non sparisce, ma si riduce soltanto un po' in varietà... con la cucina che rimane aperta fino alle 6 (oh, yes, people, you read that right, 6 AM) da lunedì a sabato, mentre la domenica notte fino alle 2 che l'indomani si lavora... E da lunedì a venerdì, dalle 16 alle 18, Happy Hour - due cocktails al prezzo di uno (yay!!!)
E la sensazione di poter andare sul sicuro al Balans si è riconfermata on the Year's First... quando tutta Soho pisolava e persino il Busaba si è fatto trovare tutto sprangato... e il solo Balans restava indomito, gremito di gente e con i camerieri che trottavano come matti. E si conferma pure per i Bad Idea Bears che on the Year's First vale la tradizione di pranzare (qualunque sia l'orario) su Old Compton st.!
(Se non vi andasse una cena così sostanziosa e l'idea kebab vi aggradasse, i Bad Idea Bears consigliano di passare dal kebabbaro su Upper st.... ma quello magari lo recensiamo un'altra volta!)

giovedì 13 dicembre 2007

Sapessi come è strano...


...passare di nuovo un weekend a Milano, dove durante la prima metà del 2006 siamo stati un bel po' di volte (la YB ci ha pure vissuto due mesi!) per svariati motivi teatrali & non.
Stavolta l'offerta teatrale offriva solo l'ennesima versione di Grease (eccheducoglioni...facciamo basta per favore?), per cui abbiamo preferito passare, mentre rivisitare alcuni ristoranti che già in passato ci avevano dato un buon numero di soddisfazioni è stato un piacere.
Abbiamo iniziato con il Clam's Club, che ha solo un errore di fondo: chiunque l'abbia aperto è convinto che clam non voglia dire vongola ma cozza, quindi pure la clam's chowder, per quanto ottima, ha il mollusco di base un tantinello cannato, così come tutti i piatti a base di detto mollusco...
Il vantaggio principale è che offre un'ottima scelta di piatti caldi fino a tardi (noi siamo arrivati alle 23.30, ma c'è stata gente che è arrivata dopo di noi ed ha ugualmente mangiato), oltre che una certa qual scelta di vini di ottima qualità a prezzi umani. Questa volta abbiamo provato una polenta in bianco con le salamelle e dei ravioli con ripieno di melanzane ed un delicatissimo sughetto di pomodori freschi e basilico, entrambi eccellenti, e come dolce una torta pere e cioccolata ed uno strudel che sapevano molto di homemade. Il tutto innaffiato da una bottiglia di prosecco di Conegliano per la modica cifra complessiva di un po' meno di 40 Euro.
L'atmosfera è molto tranquilla e rilassata, con un arredamento da vecchia osteria, e la zona è quella molto vivace dei Navigli.
Il sito non funziona, foto non se ne reperiscono, per cui alcune indicazioni: Clam's Club - Alzaia Naviglio Grande 36 - Tel.: 0289406068

Seconda visita il giorno dopo in uno dei luoghi di culto del BBB, che ha un certo qual debole per il gelato, nella sua succursale milanese di Via Santa Margherita: la gelateria di creazione torinese GROM
Da una visita al sito, si capisce rapidamente la filosofia dei proprietari e creatori Martinetti & Grom, che scelgono solo ed esclusivamente ingredienti naturali e di origine controllata e garantita per i loro gusti di gelato, niente coloranti o conservanti, latte fresco e cacao dal Centro America con risultati da sturbo, ad essere gentili.
Per l'inverno poi hanno inventato questo affogato godurioso in cui un gusto di gelato a scelta viene pesantemente affogato in un cioccolato caldo fondente o al latte fatto con puro cacao venezuelano. Gli orsacchiotti consigliano il cioccolato fondente da provare o con il gusto torroncino o con il pistacchio... to die for!
Per le varie sedi in Italia, consultate il sito. C'è anche una filiale newyorkese e la pia speranza è che arrivino prima o poi pure in quel di Londra.

Siamo poi stati raggiunti da altre due rappresentanti della gloriosa former AA Baggio, now AA Islington, Ida e Lu, per recarci in un altro dei nostri luoghi culto in quel di Milano, la California Bakery in Viale Premuda 44, dove il cheesecake e i bagels la fanno da padrone, ma anche le altre torte (ottime la tarte tatin e la torta di nonna papera alle mele, almeno per il BBB vista la presenza nella stessa della kriptonite della YB, i.e. la cannella) meritano un assaggio. Segnalazione un po' bislacca: hanno il migliore chinotto mai assaggiato insieme al Neri, tanto caro a chi vive o ha vissuto intorno al Raccordo Anulare, di marca Abbondio, bono!

La cena è stata di stampo thai nell'ottimo Spice Settecupole: atmosfera realmente esotica ed elegante, sapori delicati, 4 buone forchette e il gioco è fatto. Gli abbiamo fatto secchi 4 antipasti (satay di pollo, polpette di pesce, tempura di verdure, manzo al lime, zenzero e arachidi) 5 piatti principali (pad thai, pollo al curry rosso, riso con frutti di mare servito nell'ananas, pollo in foglia di banana e pollo agli anacardi) 4 dessert (banana fritta con gelato di crema, gelato di mango, gelato al melone con peperoncino e sorbetto di frutto della passione) e una bottiglia di Nero D'Avola. Il cameriere, sconvolto, alla fine ci ha pure offerto del gelato di mango affogato nel mirto (e che glielo abbiamo lasciato???) e i caffè!
La zona in cui si trova poi non offre molto altro, però quel posto il viaggio verso Via Ippolito Nievo 33 lo vale tutto e pure deppiù!

Il giorno dopo è stata la volta del brunch domenicale, in un altro posto ampiamente collaudato, El Brellin, di nuovo ai Navigli, che per il prezzo fisso di circa 23 Euro consente tutte le visite possibili ed immaginabili ad un buffet ricco di salumi e formaggi, piatti caldi tipici della cucina lombarda ed un buffet di dolci bello fornito e vario.

Tutto questo intervallato da passeggiate che ci hanno fatto realizzare quanto concentrato sia il centro di Milano e dato qualche soddisfazione shopping-wise (il DVD di Taboo di Boy George rimediato a soli € 14).

giovedì 22 novembre 2007

When the moon hits your eye like a big pizza pie…

That’s amore!

E per certo si può parlare di love at first sight per quanto riguarda la scintilla scoccata tra i vostri BIB e la pizzeria ‘Regina Margherita’, che trovate su Upper Street al n°. 57 (Islington, N1 0NY). Propongono la pizza al metro, e già questo, insieme con il menu redatto in italiano senza errori di ortografia e senza combinazioni improbabili tipo ‘Canadian bacon and pineapple’ o simili amenità di oltreoceano, vi dovrebbero suggerire che si tratti di un angolo di Londra dove gli italiani possono trovare una pizza come si deve… e l’assaggio ha confermato le aspettative, anzi è andato pure oltre. Abbiamo provato una ricotta e melanzane e una pancetta e rucola, arrivate belle fragranti, cariche di sapori genuinamente italiani e di un livello qualitativo che spesso e volentieri anche pizzerie del Bel Paese si sognano. Un vivo complimento ai pizzaioli! E dato che la YB ha spesso delle crisi di astinenza da pizza, lei che era abituata all’Obitorio a portata di mano e a quelle 7500 pizzerie al taglio sparse per la Città Eterna… e dato che il BBB ha pure lui la sua debolezza per la pizza, volevate che non si buttassero a capofitto a sperimentare questa?! And they definitely found their grail…
Notevoli anche i dessert, e pure la lista di primi e secondi si presenta decisamente *yummy*… uniche pecche – almeno per noi – sono la colonna sonora e il fatto che il locale ad un certo punto (e soprattutto se vi assegnano un tavolo ‘in vetrina’) diventa pure troppo italiano. La scelte musicali tristemente comprendono Nek e duetti D’Alessio/Tatangelo, anche se qualcuno ha trovato molto appropriata la proposta di ‘Grazie, Roma’. E poi camerieri e pizzaioli finiscono per chiacchierare allegramente con alcuni avventori della zona che hanno trasformato il posto nel loro ‘Italian corner’ in zona… credono che nessuno li capisca e commentano più o meno simpaticamente su chi entra ed esce – e trattenere le risate e una punta di vergogna quando uno di loro accompagna alla porta un cliente autoctono con un sonoro ‘salutami tua cugina!’ è oggettivamente difficile…

Per non fare torti, non possiamo non recensire pure l’altro amore del nostro cuore a forma di pizza, che neppure è troppo distante dal primo. Scendete lungo Upper, superate the Angel, scendete ancora verso Exmouth Market… ed ecco ci siete. Da Santore, 59-61 Exmouth Market London EC1R 4QL. Pure qui la parte italiana buona che è dentro di voi, quella che ama certi sapori ma in fondo preferisce di gran lunga fare a meno di certe componenti meno felici del Bel Paese, troverà qui soddisfazione per stomaco e papille gustative, e la cornice ancora più piacevole della zona pedonale vivacemente popolata di sera, tra un locale ed un pub. Se avvicinandovi a Santore trovate davanti a voi un muro di folla, non temete, non è che vi tocca una coda improponibile per nutrirvi… è solo che al pub due numeri civici prima la folla dei fumatori, o comunque degli avventori British ai quali anche le temperature polari del periodo non fanno manco il solletico, è tutta in strada a scolare pinte su pinte. Sarà un chiodo fisso dell’italiano emigrato che apre una pizzeria, pure qui la scelta musicale si potrebbe un po’ rivedere, ma perdoniamoli. Pure qui con gli ingredienti D.O.C. non scherzano e scegliete senza esitazioni le proposte poco comuni al di fuori dell’aera partenopea come i ‘panuozzi’, di certo ne sarete conquistati.

E ora smetto di scrivere, se no la YB mi va in trip al pensiero…

sabato 29 settembre 2007

Fingers were invented before fork

Ovvero le ribs se magnano co' le mano!


Il Bodean's di Soho è stato il primo di tanti suggerimenti meravigliosi che ci ha fornito la nostra bibbia culinaria e ci siamo tornati svariate volte, sia per la sua posizione piuttosto favorevole sia perché quando c’era desiderio di un po’ di carnina untuosa di salsa bbq e soprattutto della nostra amata clam chowder dopo una giornatina a girare al freddo, there’s no place like Bodeans.

Il ristorante è diviso in due parti. Al piano di sopra c’è il diner all’americana, con ordini al banco e chiamata del numero del tavolo quando è pronto, sgabelli e schermi che passano sport made in USA (cheddupalle!!!).

Il piano di sotto invece è il vero e proprio ristorante stile USA con qualche hint di originalità (ottimo la Grilled Tuna Steak con salsina piccante al mango). Per noi appunto è d’obbligo partire con la clam chowder, che, nonostante non sia servita nella bread bowl come dovrebbe, nel senso che the real McCoy by the Frisco bay è servita dentro una pagnotta a cui viene tolta la mollica, è ugualmente notevole. Per chi non lo sapesse, questa zuppa un po’ corposa è composta da vongole, panna, pezzi di patata, cipolla e pezzi di pancetta.****
Altri ottimi starter sono le chicken wings ed i mostruosamente carichi (pure troppo!) nachos.

Il punto di forza dei main courses sono le meravigliose ribs di maiale o manzo, a cui ultimamente è stato aggiunto pure l’agnello, belle intinte nella salsa bbq e servite con la cosa più atroce della cucina britannica, il coleslaw (la vera insalata del cavolo!) e delle ottime patate fritte. La whole slab è per veri affamati perché di solito c’è più che abbastanza per saziarsi ordinando la metà.
Notevole anche il pulled pork.
Non li abbiamo mai provati, ma c’è anche ampia scelta di burgers di manzo e pollo, bistecche altri side dishes tra cui la baked potato e il corn on the cob.

Tra le birre, ci sentiamo di lodare la canadese Moosehead e segnalare per i più duri e puri amanti della cultura USA la presenza della root beer: no, root non è onomatopeico per l’effetto collaterale della birra, ma trattasi della versione gassata del Listerine (o qualsiasi altra marca di colluttorio a scelta!) molto popolare, e vai a capire perché, tra i bimbi d’oltreoceano.

Strano ma vero, non abbiamo poi mai provato neanche i cocktails, ma promettiamo solennemente di farlo alla prossima visita, sennò che orsetti della perdizione saremmo?

Prezzo medio con starter, botta di costolette e birra circa £20, servizio incluso.
Piccola curiosità: la maniglia di entrata ha la simpatica forma di testa di maiale, giusto per farvi capire che non state entrando in un ristorante vegetariano :-D

***update del 01.10.2007: ora finalmente la zuppa la servono in una pagnotta smollicata sourdough, con tanto di lid da pucciarci dentro!!!!!

domenica 23 settembre 2007

Pad Thai anyone?


Visto che ultimamente se ne è parlato anche in altri lidi, pare il minimo descrivere questo altro luogo di perdizione londinese (e ce ne sono tanti, lo sappiamo!).

Siamo clienti da fidelity card del Busaba Eathai da quasi tre anni, nel corso dei quali abbiamo fatto un bel po' di proseliti, tanto che dovremmo anche chiedere una percentuale ai proprietari per la clientela che gli abbiamo procurato!

What's up with this restaurant? Ha tre sedi in Central London, ma quella indubbiamente più affollata e dove andiamo più di frequente è a Wardour Street, in pieno Soho e non importa a che ora o che giorno arriviate: le possibilità di trovare la fila fuori sono altissime (no reservations)! C'è da dire che nonostante la lunghezza della stessa in certi momenti possa sembrare spaventevole, di rado l'attesa supera i 20 minuti, nel corso dei quali uno dei camerieri (il nostro mito è colui che abbiamo ribattezzato Mark perché sembra il gemello separato alla nascita di Anthony Rapp) controlla quante persone dovrà far sedere e ti consegna il menù per iniziare a scegliere e soprattutto, grazie alle enormi vetrate e ad alcuni tavoli by the window, ti viene già un'acquolina paurosa.

Cosa ordinare? Ah ah, bella domanda. Il Baby Blue Bear vi direbbe di lasciar stare i green e jungle curry a meno che non abbiate una predilezione per il piccante spinto (e anche la Yellow Bear che il piccante lo adora un warning si sente di fornirlo). Tra gli starters, per noi sono immancabili (e di solito di quello ne parte una porzione a testa) i Goong tohd prawns, dei gamberi enormi panati fritti e serviti con una salsina al mango e peperoncino (e ce ne sono ben 5!!!) e i Thai calamari, calamari insaporiti con zenzero e grani di pepe verde. Anche il chicken satay merita di brutto perché non è, contrariamente al solito, servito in spiedini da pucciare nella salsa di arachidi, ma in pezzi di pollo grigliato e speziato il che lo rende un antipasto piuttosto corposo.

Sui noodles c'è poco da dire: gli abbiamo provati tutti e siamo sempre cascati non bene, di più! Porzioni soddisfacenti e ingredienti di prima qualità, il che, trattandosi in prevalenza di crostacei o molluschi, è fondamentale! Il classico ed un must per più di una persona che è venuta con noi sono i Pad Thai, che vanno assolutamente assaggiati!

Tra i curry, l'unico non piccante a nostra conoscenza è il Chicken Gaeng Gari Gai, ma c'è da dire che dopo aver appurato che il BBB non aveva proprio una tolleranza molto alta al genere, abbiamo smesso di sperimentarli :-D.

Sotto la voce Wok del menù ci siamo cimentati in un bel po' di esperimenti con una certa soddisfazione, in particolare per piatti a base di gamberi ed un trancio di pesce spada con un salsina al chilli nonché il Pandan Chicken.

Prendendo un paio di antipasti, un piatto di noodles da condividere e un wok o un curry e condendo tutto con una birra o con una delle bottiglie di vino in menù (non molte, ma di buon livello, tra cui un prosecco niente male) o, se vi sentite salutisti, con uno degli smoothie e dei lassi, non dovreste arrivare a spendere più di £ 20 a testa ed essere oltremodo pieni.

I tavoli sono quadrati, in comune e tengono una dozzina di persone, il servizio di solito è buono, anche se alcune volte per la fretta di smaltire la fila, possono iniziare a tormentarti per chiederti cosa vuoi ordinare non appena poggi le chiappe sulla panca e tornare ogni 10 secondi. La sede di Wardour Street è appunto sempre affollata, mentre quella di Store Street a Bloomsbury, oltre ad essere meno soggetta a queues, ha fuori un meraviglioso schermo con dei tasti ai lati per sbirciare le varie sezioni del ricco menù. Il ristorante di Bird Street non lo abbiamo ancora visitato.

Il sito web per il momento non sembra funzionare...

E non dimenticate di sperimentare il bagno ;-)

Busaba Eathai

22 Store Street London WC1E 7DF

(Tube Station: Goodge Street)

8-13Bird Street London W1U 1BU

(Tube Station: Bond Street)

106-110 Wardour Street London W1V 0TR

(Tube station: Tottenham Court Road)

domenica 9 settembre 2007

Que viva Mejico

I Bad Idea Bears, dopo aver conosciuto momenti di gioia irrefrenabile alla scoperta di un meraviglioso angolo di Messico (per lo meno di Baja California) in quel di Berwick Street, celato dietro il nome di Beach Burrito, avevano visto il loro cuore infrangersi contro le impalcature dietro le quali avevano visto il BB imprigionato, l'intero building destinato alla demolizione e chissà a quale altra destinazione commerciale.

Ma poi, out of the blue, ecco la segnalazione di TimeOut che restituisce la speranza, ed il loro tipico fiuto che li conduce a sperimentare, per l'ennesimo post-theatre dinner, il
Wahaca. Una esplosione di colore e di energia nel menu, carico di tutti i sapori e i prodotti della cucina messicana per una volta esplorata con poche concessioni al Tex-Mex per lasciare invece spazio a quello che si troverebbe, in Messico, come street food. Questa la filosofia del nuovo locale - il cui nome altro non è che una traslitterazione della pronuncia corretta del nome della città di Oaxaca - che ha aperto i battenti proprio da poco in quel di Chandos Place, a pochi passi da Covent Garden e dallo Strand. Posizione centralissima, dunque, ma prezzi decisamente amici per il portafoglio, con proposte irresistibili che potrete provare in carrellata con la Wahaca selection (quesadillas con melanzane affumicate e chèvre, con chorizo, tacos del pastor, guacamole appena fatto...), i churros con chocolate (!) e un sorbetto al mango delizioso (e questo non viene riportato solo perché il vostro Baby Blue Bear è praticamente un mango-addict) da assaporare magari accompagnato da uno dei cocktails a base di tequila rivisitati, o degustando un tequila [sì, al maschile... convivenza quotidiana con amici spagnoli e messicani insegnano i fondamentali LOL] di quelli che non si trovano proprio tutti i giorni!

Wahaca riempie un piccolo vuoto londinese, che tradizionalmente non ha una ricca offerta per la cucina messicana, mentre altri trends culinari trovano ampia espressione praticamente ad ogni angolo. Quindi ve lo consigliamo molto caldamente! E fate attenzione: quella che troverete all'ingresso e che vi sembrerà una inoffensiva mini-confezione di fiammiferi contiene in realtà semi di peperoncino per coltivare la vostra piantina direttamente a casa...