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sabato 12 aprile 2008

How you watch the rest of the world, from a window…

Luglio 2006 era iniziato da poco. La Yellow Bear si era da poco aggiunta alla lista dei Londinesi. Il Baby-blue Bear l'aveva raggiunta in town per il weekend a seguito di un viaggio che neppure monsieur Rocambole ai tempi d'oro – tipo due voli cancellati in serie e una notte su un divanetto semicircolare a Malpensa. Superato dal Baby-blue Bear il trauma psico-fisico, i vostri scendevano lungo Charing Cross rd. per fermarsi al Windham's Theatre, che ospitava allora la produzione nata alla Menier Chocolate Factory qualche mese prima di "Sunday in the park with George".

Easter 2008. Se i Bad Idea Bears sono volati once again a New York City, se hanno concepito questo progetto mesi fa, la "colpa" è proprio da imputare ancora una volta ad una produzione di Mr. Babani. È proprio colpa di un colpo di pennello ad imitare la luce su una tela intessuta a fine '800. (E in fondo, lo avevo personalmente promesso a Daniel Evans fuori dalla Cadogan Hall, potevamo forse tirarci indietro!?)

WHERE: Studio 54, 254 W 54th St - New York, NY 10019
WHEN: Sunday afternoon (on the island of Manhattan), 23rd March 2008
HOW WAS THE SHOW?

"White. A blank page, or canvas… his favourite… so many possibilities!"

Ma quanto è difficile, davanti a questa pagina bianca, capire da dove cominciare perché questo racconto mascherato da review non sembri un polpettone di retorica e frasi fatte… Difficile tradurre in parole l'impatto emotivo di questa creazione del Master (quello dei tramezzini che piacciono tanto al bimbo di Maria Friedman, per intenderci), perché chi ci legge potrebbe pure trovarci stucchevoli. Ma proviamoci lo stesso, "bit by bit… ounce by ounce".

"Sunday in the park with George" invia allo spettatore una marea di stimoli su piani diversi.
Banalmente quelli musicale e visivo, per cominciare.
E poi quello della logica e della razionalità, della mente impegnata per oltre due ore a non perdersi nella sottigliezza dei riferimenti e nella non banalità dei testi, oltre che nelle frequenti raffiche di parole che ti si posano nella mente come punti di colore depositati sulla tela dal pennello di Seurat.
Quello della riflessione sul senso della creazione artistica, che è espressione di un sé che non deve temere di andare contro le convenzioni e di non essere compreso, anche quando significhi dire cose che nessun altro ha il coraggio di dire e che nessuno è pronto ad ascoltare, in quel momento.
Ma è anche quello intimo ed emozionale dei rapporti umani, di un uomo incapace di relazionarsi intimamente con gli altri ma che degli altri ha bisogno e sa osservare la società, non già come entità collettiva, ma come insieme di singoli, ciascuno con le sue personali e peculiari caratteristiche che lo rendono unico, e per questo prezioso e insostituibile. Come ciascun piccolo punto sulla tela è indispensabile, perché fondendosi nell'occhio umano con i suoi vicini può creare l'illusione del colore e della luce in un quadro.
E' il racconto di una donna che ama visceralmente quell'uomo, ma è costretta a rinunciare a questo amore e a scegliere un plan B nella sua vita, perché deve dare un senso e una concretezza al futuro della vita di colei che sta per venire al mondo.
Ed è quindi, soprattutto, il piano della fragilità e del senso di inadeguatezza umani, il piano delle scelte che non sono quelle ideali, ma il compromesso al quale tocca scendere perché alla fine si sceglie sempre e comunque l'unica via realmente percorribile. È il piano che va a percuotere corde interiori nell'animo di cui lo spettatore non ha forse piena consapevolezza, ma che quando iniziano a vibrare ne mettono in risonanza l'anima, e si ritrova scosso, incredulo, destabilizzato. Incerto, se quell'emozione travolgente sia conseguenza più del potere ipnotico scaturito dalla bellezza estrema di ciò che prende vita davanti ai suoi occhi, o della catarsi scatenata – incredibilmente e semplicemente – da frasi musicali che tornano ancora una volta a colpire i suoi timpani, cariche progressivamente di un peso emotivo sempre più forte. E dai gesti che le accompagnano. E dagli sguardi, negli occhi di quelle due creature meravigliose in scena che rispondono ai nomi di Daniel Evans e Jenna Russel.

Potremmo dilungarci a dirvi quanto caspita è bello quel teatro. Quanto l'intero cast si esprima ad un livello altissimo e come, dall'edizione made in London, il transfer a Broadway di "Sunday in the park with George" (o, come lo ha definito Dan Evans, il suo ritorno a casa,) abbia introdotto alcune piccole modifiche di carattere tecnico (costumi, dettagli nelle proiezioni e giochi di luce che realizzano il chromolume dello "Act II George"). Di quanto sia godibile, da europei, il momento in cui Sondheim ironizza sulla cafonaggine del texano medio davanti a un pubblico americano. Di quanto sia bello pensare che Stephen in persona sia stato presente durante prove e tech di questa produzione. Ma siccome se ne visualizziamo mentalmente più di trenta secondi di fila ci si ripropongono il brivido lungo la schiena, la pelle d'oca e la lacrimuccia nell'angolo dell'occhio, ecco… ci perdonate se ci fermiamo qui?

"Art isn't easy… every minor detail is a major decision, have to keep things in scale, have to hold to your vision… "

domenica 6 aprile 2008

Just came to say goodbye...


Anche perché al momento in cui abbiamo visto per la quarta volta (e lo sappiamo, ci sono persone che direbbero "solo?") Rent al Nederlander eravamo ancora convinti che avrebbe chiuso il 1 giugno, mentre poi la settimana dopo è uscita la notizia del prolungamento del run fino al 7 settembre e non ci sentiamo di escludere che almeno fino a Natale forse arriva...

WHEN: Saturday, 22nd March 2008
WHERE: The usual Nederlander - NYC, centre of the Universe!
HOW WAS THE SHOW?

Neanche stavolta ci è andata bene con la lottery per via del periodo festivo che ha portato in città il classico campionario di pischelle/i in vacanza, convinti pure loro che fosse l'ultima possibilità di vedere lo show, i posti offerti da TKTS davano partial view e quindi biglietto a prezzo pieno per delle ottime e centrali Orchestra seats (stalls for the UK theatregeeks :-D).

L'idea era quella di dimenticare il terribile remix londinese e in parte ci siamo riusciti. Purtroppo il difetto di Rent B'way è quello di avere poco coraggio nel casting e continuare a riciclare persone che sono già transitate su quel palco o su altri di tour dello show e che quindi non hanno più il mordente degli inizi per interpretare i loro personaggi. I due che ci hanno maggiormente irritato in questo senso sono stati Angel-Justin Johnston, che abbiamo visto per la prima nel 2004 O_O e che interpreta un Angel assolutamente insipido, e Karmine Alers - Mimì (già vista nel 2005 e nell'ensemble la scorsa estate), che oramai nella vita reale ha il doppio dell'età del personaggio, si è fatta di botox fino a rendersi quasi irriconoscibile e soprattutto ha sviluppato 'sto gracchiare nella voce che proprio non ci ricordavamo. Caren Lyn Manuel - Maureen, altra stra-veterana che però non avevamo mai beccato prima, fa un Over The Moon identica spiccicata a quella di Idina ed è nell'insieme dimenticabile. Altro recurring è Collins - Michael McElroy, piuttosto convincente e addirittura l'OBC Rodney Hicks come Benny... Nell'ensemble oramai ce ne sono alcuni probabilmente mureranno nel Nederlander una volta finito lo show (ogni riferimento a Shaun Earl, Jay Wilkinson e Marcus Paul James non è puramente casuale).

Le due bellissime sorprese invece sono stati Harley Jay - Marc e Declan Benneett - Rogeah (è tanto British il ragazzo...), che non a caso sono le due acquisizioni più recenti nei leading roles. Il primo era pure alla sua ultima replica e da Halloween in poi ha iniziato ad avere serie difficoltà a cantare senza avere la voce rotta da qualche singhiozzo. Bella presenza scenica, un po' Rapposo ma con aggiunte personali, voce mooolto gradevole, insomma la dimostrazione che forse a buttarci un po' di forze fresche, lo show ci avrebbe guadagnato.
Splendido il Rogeah di Declan: interpretazione parecchio personale e rock, incazzato come una biscia (in Goodbye Love ha fatto 'sta corsa verso il tavolo per il "All your words are nice Mimì" che ci ha fatto temere/sperare che alla Alers arrivasse veramente qualche schiaffo), con tentativi di tenere l'accento USA che sono andati in malora dalla già nominata seconda metà del secondo atto.

Un goodbye che era doveroso, che siamo stati ben felici di aver detto a questo show che resterà il primo che i BIB hanno visto insieme e che tanto prima o poi sicuramente reincontreremo da qualche parte ... 'coz we can't believe this is goodbye :-D.

martedì 1 aprile 2008

All shall know the wonder (of purple summer)

Non sono certo le liriche più significative del musical. Non vengono da uno dei brani più impattanti, uno di quelli che ti spiazza per la messinscena che interrompe la narrazione e dà voce a ciò che i ragazzi hanno nell'animo, uno di quelli che sfida la censura portando in un teatro il linguaggio che le nuove generazioni, ma in fondo poi tutti quanti noi, parliamo ogni giorno. Ma volendo scegliere una frase che rendesse l'idea di ciò che ho in mente pensando ora a 'Spring awakening', l'occhio cade sulla parola 'wonder'. Meraviglia, ma anche stupore, sorpresa. E la voglia a questo punto di dire pubblicamente: ok, ci siamo sbagliati. E si sa che solo gli sciocchi non sanno cambiare idea, quindi...

Andiamo con un preambolo. Quando 'Spring awakening' ha aperto on Broadway e si è scatenato quel polverone assassino, quella hype incontenibile soprattutto fra i teenagers, quando si sono sprecati paragoni a pioggia con classici come RENT a livello musicale, quando - memori di cosa possono fare fangirls assatanate alla stage door di uno show - abbiamo immaginato gli effetti di questo spettacolo, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: ma neppure se ce lo regalano il biglietto! Abbiamo ascoltato l'OBCR e arrivati a metà già ci stavamo chiedendo perché lo avessimo fatto, e che cosa significassero tante cose... Insomma, per farla breve: i Bad Idea Bears erano fino a poco più di una settimana fa convinti che non facesse proprio per loro e che forse un po' di quei Tony fossero proprio andati fuori bersaglio.
Fino a che al botteghino delle meraviglie di TKTS, il pomeriggio del sabato prepasquale, un no alla prima richiesta fa scattare il plan-B più sconsiderato. 'Is there anything left for 'Spring awakening'? E quando ti propongono due biglietti me-ra-vi-glio-si a 44 dollarucci a testa contro un full price di 116... e vabbè, che je vuoi dì de no!?

WHEN: Saturday, 22nd March 2008
WHERE: Eugene O'Neill Theatre230 West 49th StreetNew York, NY 10019US
HOW WAS THE SHOW?

Ed ecco che iniziano le sorprese. Il teatro è un gioiello. Bello di una bellezza eterea esaltata da un gioco di luci azzeccatissimo, pur nella sua semplicità apparente, ad incorniciare un palcoscenico scarno nel quale alcuni elementi delineano come in uno schizzo gli ambienti di scena. La band, schierata sul palco contro il muro propone un incontro fra la rockband ed i suoni elettrici e la dimensione acustica di archi, harmonium e percussioni. File di panche a bordo palco ospitano alcuni spettatori, tra i quali sono seduti anche i coristi, ed alcuni posti rimangono liberi per i principals che verranno.

Buio in sala e un filo di luce illumina Lea Michele (Wendla) che apre lo show con 'Mama, who bore me'. E l'opening number che al solo ascolto lasciava qualche perplessità assume un senso ben preciso ed inizia ad inquadrare la situazione. Wendla, come gli altri giovani del luogo, i vari Melchior (Jonathan Groff), Moritz, Hanschen, Ilse... sono adolescenti ingabbiati da una società chiusa e sostanzialmente puritana e bloccati da genitori che invece di soffiare sulle loro ali per aiutarli a spiccare il volo fanno di tutto per tenerli in una condizione di ignoranza e non preparazione alla vita che li attende nel mondo. La scuola e le istituzioni falliscono nella loro funzione educativa e non forniscono loro gli strumenti adeguati, troppo impegnati a reprimere e punire ogni forma di ribellione alle regole. La ribellione di Moritz è quella di un adolescente che, distratto dall'improvviso risveglio ormonale, fallisce gli esami scolastici e, certo che la punizione dei genitori sarebbe intollerabile, una volta richiesto senza successo l'aiuto della mamma di Melchior per improvvisare una fuga in America, preferisce togliersi la vita. La ribellione di Melchior è quella di chi osa pensare con la propria testa, chi vuole conoscere per poi poter decidere, chi non si fa realmente governare dalle convenzioni. La ribellione di Wendla è quella di chi abbraccia i proprio sentimenti e la propria sensualità, anche quando in casa le è stato insegnato che condizione fisiologicamente necessaria perché un uomo e una donna possano avere un bambino è il matrimonio. La ribellione di Ilse è quella di chi, rifiutata dalla società perché rappresenta la pietra di uno scandalo, figlia molestata dal suo stesso padre, che ha osato denunciare il fatto davanti ad una società che preferirebbe non vedere e volta il capo altrove, ed impara a vivere da sola. Tanto controcorrente, tanto diversa, che il suo vestito verde la distingue anche cromaticamente dai colori più anonimi degli abiti dei compagni.
Ma la ribellione ha un costo. Se Moritz si toglie la vita, Wendla rimane incinta di Melchior e, costretta ad un aborto clandestino dai genitori, perde la vita nelle mani di un chirurgo improvvisato. E Melchior, spedito in riformatorio perché considerato responsabile della morte di Moritz, quando comprende dentro sè che deve tornare e rivedere Wendla - della cui morte non è ancora a conoscenza - viene sorpreso dalla drammatica verità e comprende, in quell'istante, che non può e non deve 'raggiungerli' con un gesto estremo, ma vivere fino in fondo, vivere anche per loro, portando il loro ricordo con sè nella sua esistenza. Ed il brano finale, allora, annuncia l'arrivo dell'estate. Stagione di fecondità, di calore, della piena maturità. A segnare che quanti ci sono ancora sono cresciuti, sono maturati attraverso le esperienze accumulate, e possono attendere la nuova stagione della loro vita con la giusta dose di speranza. Significativo il fatto che il brano finale venga aperto dalla stessa Ilse, voce fuori dal coro per eccellenza, che però a quel punto può fondersi con quella dell'intero cast in un crescendo di armonie vocali.

Un cast di livello esagerato, dall'età media talmente bassa da fare paura - a parte i due performers che coprono tutti i ruoli di adulti, si va dai 16 ai 22 anni... qualità musicale altissima, sia a livello vocale, sia per quanto riguarda la parte musicale in sè, che rispetto alla registrazione su CD si arricchisce di sonorità più "raw" e calde, i microfoni "a gelato" a catturare fiati e a rendere più palpabile l'emozione, gli archi che arricchiscono le orchestrazioni (intro in cui si sposano violoncello e chitarra elettrica, per citarne una...). E una serie di soluzioni di allestimento effettivamente, fresche, nuove, cariche di energia che spezzano schemi e propongono qualcosa di nuovo, qualcosa di non visto prima. Osano parlare ad un pubblico che sempre più spesso affolla i teatri, e osano farlo con lo stesso linguaggio senza peli sulla lingua di un giovane pronto ad abbracciare il suo spirito più ribelle.

Insomma, con pieno entusiasmo da parte del Baby Blue Bear decisamente conquistato e ancora qualche dubbio per la Yellow Bear più che altro a livello di coinvolgimento strettamente musicale, la vera rivalutazione di uno show. Like. Seriously. Like next time we want stalls seats to see the faces from near enough... (see?! we're already contemplating a next time!)

domenica 30 marzo 2008

The Bad Idea Bears do New York (chapter ONE)

Cry-baby… la roba più grossa a colpire Baltimore dopo le crabcakes! E per certo c’è più di un sottile riferimento, in questa frase usata come slogan dalle parti di Times Square, alla cara Miss Baltimore Crabs di ‘Hairspray’… perché dietro a questa nuova produzione che sta per aprire i battenti on Broadway – tecnicamente si è ancora in fase di previews – c’è proprio il team dell’altro successo musical-e ambientato a Baltimore.

WHERE: Marquis Marriot Theatre, 1535 Broadway, New York, NY
WHEN: March, 21st - evening show (preview)
HOW WAS THE SHOW?:
L’azione, ambientata nel 1954, si rifà al film del 1990 di John Waters che vedeva nei panni del protagonista un certo Johnny Depp e che, in un certo senso, faceva dell’ironia su situazioni alla Grease, sui film con Elvis Presley , raccontando dello scontro culturale e non solo tra gli Squares – i giovani inquadrati che rispettano tutte le regole della società e le convenzioni dell’epoca – e i ribelli Drapes, capitanati dal giovane Cry-baby. La faccenda si complica perché, secondo un prevedibile cliché, scocca la scintilla tra il giovane rockettaro e la bionda e un po’ svampita Alison, allevata dalla nonna…
Complicazioni e loro soluzione si susseguono secondo uno schema consolidato e probabilmente non originalissimo, ma questo musical si propone sostanzialmente come nuovo feel-good title e non ha certo pretese educative o di stimolo alla riflessione. Bei numeri frizzanti e pieni di energia, arricchiti da parti danzate che un po’ mancano al cugino ‘Hairspray’, ma un po’ anche perché per noi Bad Idea Bears era il primo ascolto dello score oltre che la prima visione dello show assoluta, manca forse qualche brano catchy al livello di ‘Good morning Baltimore’, o di ‘You can’t stop the beat’. Ottimo il protagonista, James Snyder, che ha creato il ruolo nella produzione di La Jolla, decisamente notevoli alcuni degli elementi dell’ensemble (did we mention there interesting dance number with very interesting dancers?) e impossibile non apprezzare la prova di Harriet Harris (che gli appassionati di ‘Desperate Housewives’ ricorderanno dalla prima stagione…). Molto meno convincente la performance della protagonista che, forse un po’ limitata dal ruolo di “blonde che scopre l’ammore per il ribelle di turno” (e non ditemi che vi vengono in mente Grease e Footloose… suvvia non cerchiamo il pelo nell’uovo) che non le offre proprio pieno spazio per brillare, ma insomma, non pare esattamente all’altezza della sua posizione come lead in uno show on Broadway.
Attendiamo con curiosità di vedere come sarà recepito dalla critica e quale sarà il successo di pubblico una volta che, terminate le previews, il costo del biglietto ora fissato a 54 bucks, come l’anno in cui si svolge la vicenda, schizzerà verso cifre più abituali per i teatri della zona…
Il giudizio nostro è che sia caruccio, divertente, con alcuni elementi molto buoni anche se spalmati su una trama esile e un po’ già vista… ma che insomma ‘Hairspray’ – per considerare il termine di paragone più prossimo - risultasse più convincente fin dall’inizio.

sabato 22 settembre 2007

One singular sensation...

... è quella che ti pervade quando prende vita davanti ai tuoi occhi uno spettacolo che non è stato creato proprio l'altro giorno e... tristemente un po' si vede!

WHERE: Gerald Schoenfeld Theatre, 236 West 45th StreetNew York, NY 10036

WHEN: 19 Aug, 2007, matinée

HOW WAS THE SHOW?:

Il revival di 'A Chorus line' in scena a Broadway è la riproposizione fedele di quell'allestimento originale che ha scritto una pagina della storia del musical e che è stato portato anche sul grande schermo. Potrà soddisfare pienamente i più nostalgici (davanti a noi sedeva una coppia che con grande orgoglio comunicava ai vicini di poltrona che avevano visto anche la prima edizione!) ma lascia forse una punta di insoddisfazione al resto del pubblico. Poi intendiamoci, è Broadway, nulla è lasciato al caso: questi ballano sul serio e non si può criticare mezzo movimento di un alluce... i numeri di insieme creano una sensazione di unisono quasi incredibile, ciascuno dei membri di questo grande ensemble potrebbe, anche bendato, fare le scarpe a tanti che dalle nostre parti si improvvisano in teatro, e musicalmente e vocalmente non c'è nulla da recriminare. Però, forse proprio per la scrittura stessa dello show, che alterna ai numeri musicali lunghe parentesi di recitazione che spesso degenerano nell'introspezione più bieca o in dialoghi un po' stiracchiati per renderli funzionali ad una trama comunque smilza... è stato difficile per i BIB entusiasmarsi fino in fondo.
Per la serie: era un pezzo di storia e non si poteva non vedere, ma... non credo che faremmo salti mortali per rivederlo!

domenica 9 settembre 2007

Miss Pereti, please spell... S-Y-Z-Y-G-Y!

Ovvero come un gioco innocuo come una gara di 'spelling' tra bambini può trasformarsi in un pandemonio di risate, condite con una buona dose di ironia e di sana critica alla società contemporanea e per finire un pizzico di satira...

WHEN: 18 August, 2007
WHERE: CIRCLE ON THE SQUARE Theatre, 235 West 50th StreetNew York, NY 10019
HOW WAS THE SHOW?:
Visualizzate mentalmente la palestra della vostra scuola elementare/media - o almeno, quella che sarebbe stata la vostra palestra se foste nati negli USA. Ok, gli striscioni ai muri con i titoli sportivi vinti dalla vostra squadra, lo sponsor che si fa pubblicità, la cattedra con la commissione, e le panchine su cui siede un gruppo di bambini pronti a sfidarsi a colpi di corretta ortografia. Ecco, ci siete. Solo che i bambini sono portati in scena da 'grown-ups' che ne esaltano pregi e difetti trasformandoli in irresistibili personaggi di una comicità genuina e brillante, protagonisti di curiose storie familiari, oppure dotati di talento fuori dal comune, o ancora aspiranti capi di stato per spinta paterna, o strambi di natura... e mentre voi in platea formate il pubblico del musical, ma al tempo stesso il pubblico della 25a edizione della competizione di spelling della contea di Putnam (The 25th Annual Putnam County Spelling Bee), vi ritrovate con le lacrime agli occhi e piegati in due dalle risate, e poi commossi dalla tenerezza di questi 'bimbi', e ancora sorpresi dai colpi di scena e dalle numerose trovate con le quali il pubblico viene coinvolto.
Non solo 4 volontari possono proporsi per una partecipazione molto attiva allo show che li vede tra i protagonisti, impegnati direttamente nello spelling, ma sono poi gli stessi principals che interagiscono con il pubblico, dove credono di individuare parenti o di trovare improbabili fonti di ispirazione per la gara e... per la vita, e più e più volte la scena si sposta dal "palco" - che è comunque decisamente sui generis - alle file della platea!
Un musical che ha la sua forza nello score vivace e nei testi brillanti, soprattutto nelle parti che replica dopo replica vengono adattate/improvvisate per tenere conto dell'interazione con gli spettatori, e - come in fondo ci si aspetta quando da uno show on Broadway, ma è pure sempre una piacevole conferma - da un cast di altissima qualità, peraltro composto in buona parte da giovanissimi. Al suo interno, non possiamo non dedicare una menzione speciale a Stanley Bahorek, che interpreta il tenero e irresistibile Leaf Coneybear (He makes his own clothes!!) grazie al quale, da quel giorno, per i BadIdeaBears e le loro due compagne di scorribande americane, la semplice frase "... I fell" provoca effetti impensabili.

E se siete per indole curiosi e ora volete scoprire il significato di quest'ultima allusione, se da sempre c'è una parte di voi che si interroga su quale sia l'ortografia corretta del nome di questo grazioso roditore sudamericano non perdete tempo, volate a NY e correte all'indirizzo di cui sopra. Non ne resterete delusi...

The guys were to pay the RENT again...

... so how could we possibly miss them!? E siccome è stata fondamentalmente questa la ragione che ci ha visti nuovamente imbarcare per un volo intercontinentale alla volta di NYC, centre of the Universe - anche se poi la vacanza ha offerto un sacco di altri spunti interessanti di cui vi parleremo a seguire - non possiamo non aprire la pagina newyorkese con il giusto tributo al ritorno di Anthony Rapp e Adam Pascal ai ruoli che crearono ormai più di 11 anni fa...
WHEN: 21 August, 2007 - 8 pm
WHERE: Nederlander Theater, 41st st. between Broadway and Seventh Av.


HOW WAS THE SHOW?:

I Bad Idea Bears, accompagnati da due amate fellow travellers e fellow RENTheads, giungono al Nederlander con il giusto anticipo. Mentre cercano di contenere l'emozione e consumano ampie porzioni di memoria delle loro fotocamere immortalando il teatro con le sue locandine in ogni posa e con ogni grado di luminosità, scorgono con la coda dell'occhio un tipo biondo bello come il sole che attraversa la strada e, passando a pochi cm da loro, entra serenamente in teatro. Risponde al nome di Adam Pascal, ma prima di riuscire a balbettare qualcosa ce ne hanno messo di tempo, e comunque la prima frase era al massimo un articolatissimo: "Mah... mah... quello... era Adam!"
Il vostro BabyBlue Bear si infila a sbirciare il board con il cast della serata e scopre, con somma gioia, che - confermati Adam e Anthony in scena - il ruolo di Maureen sarà interpretato invece che dalla titolare (di cui non si legge proprio un gran che) da Kelly Karbacz, già ammirata in passato... Ancora un po' di febbrile attesa e si spalancano i battenti della platea, dove i bears prendono posto nella loro meravigliosa fila H e, dopo essersi procurati merchandising vario, consumano i minuti mancanti in preda ad un mix di eccitazione e ansia. Ed ecco che dietro le quinte si intravede un familiare maglione bordeaux e azzurro... e pochi istanti più tardi, quello stesso maglione indossato da Anthony Rapp si porta a centro proscenio e... "We begin on Christmas Eve, with me, Mark and my roommate Roger...". Difficile tradurre in parole le emozioni di quelle due ore e mezza. Gli occhi che scrutano il viso di Anthony e Adam, gli orecchi tesi a cogliere ogni sfumatura della loro voce e del loro cantato. La rassicurante sensazione di ritrovare un musical che conosci a memoria prender vita, scena dopo scena, gesto dopo gesto, davanti ai tuoi occhi, e sentirti a casa, in quel loft sulla 11th st., per le strade dell'East Village, mentre la neve cade a poche ore dal Natale. E sono, come sempre, le risate per Mark che provoca Joanne ballando un tango sgangherato, i sorrisi a 32 denti all'ingresso di Angel, o per l'irruenza di Mimi su 'Out tonight'. Il muggito di Maureen che affoga in un istante in quello corale e travolgente dell'intero teatro. E poi lo scorrere dei mesi, Angel da salutare, gli amici che sembrano perdersi di vista per poi ritrovarsi, ancora una volta, la vigilia di Natale. E quando Mark ribadisce che 'There is no future, there is no past...' sai che sta per finire e vorresti che tutto ricominciasse un'altra volta.
Un cast brillante per uno show che non delude mai se sai regalargli un pezzo del tuo cuore. Anthony e Adam stellari, e avendo avuto la gioia di vedere Idina Menzel sotto uno strato di trucco verde solo qualche mese fa è impossibile non chiedersi che caspita di esplosione di energia, talento e potenza vocale doveva essere RENT con il suo intero cast originale. Le prove impeccabili di Kelly e di Merlde Dandridge (già Joanne in passato, impegnata a lungo nella giungla con Tarzan, ma tornata "a casa" proprio di recente), la Mimi intensissima e vocalmente impeccabile, capace di creare una alchimia magica con Adam di Tamyra Gray ex di American Idol, il Benny pieno di energia di D'Monroe, uniche pecche (sigh!) forse proprio dal Collins di Troy Horne (nulla da dire vocalmente, ma gli mancava forse un po' di cuore... o forse il ricordo di Destan Owens nel ruolo impedisce di passare sopra alle minuzie interpretative?) e dall'Angel di Justin Johnston, non efficace al 100% nel farsi amare incondizionatamente (e pure lì forse ricordi recenti hanno pesato un po' nel nostro personalissimo giudizio).

Alla stage door una folla scatenata di ragazzine urlanti ci ha fatto temere il peggio. O forse il peggio erano le rispettive mamme, impegnate a sobillare le 'bambine' perché non si perdessero la chance di strappare una firma, una foto o chissà che a chiunque uscisse da quella porta!?

Ci rimane il ricordo prezioso di Anthony che, con serenità e genuino amore per il pubblico, firma una quantità industriale di autografi e regala sorrisi... l'entusiasmo di Tamyra, di Kelly decisa a non mancare questo bagno di folla che forse da understudy non aveva ancora provato... e ci rimane pure il ricordo di un Adam che sfreccia, lasciando qualche contatissimo scarabocchio sui Playbill di pochi fortunati, per salire di corsa su un'auto che porta via i protagonisti...

Sì, lo sappiamo che il West End sta per ospitare un RENT remixed. E confessiamo, vostro onore, siamo irriducibili e vedremo pure quello. Però questo era davvero 'the real thing'...