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sabato 21 marzo 2009

Springtime in London

Alla faccia di credit crunch, catene di negozi che ti chiudono da un giorno all'altro davanti agli occhi, Marks & Spencer sezione cibo che da supermercato di lusso è diventato più economico del peggio Lidl che sennò non vende un benemerito spotted dick (aka il dolce più schifoso dell'universo dopo il Christmas pudding), qui si continua ad andare a teatro...anche perché spesso Nerwen o ha tickets aggratis o comunque molto scontati e ringraziando il cielo il mondo fringe ancora nasconde notevoli perle.


Breve riassunto di quanto visto negli ultimi dieci giorni

10.03 - Austentatious, Landor Theatre - Clapham

Un musical che ha anche solo un vago sentore di Jane Austen???? Miooooooo!
Il cast poi era anche molto interessante con CJ Janson, già stand by Elphaba e in Tick ,Tick ..Boom! ma che non avevo mai visto in azione, l'eterno Nikkie (incrocio tra Nicky e Trekkie) Simon Lipkin, l'ex Hairspray multitasking Fem Belling e il Brad dell'ultimo tour del RHS, Richard Meek.
Non penso di aver mai riso così tanto in vita mia come negli ultimi 20 minuti di questo show. E' una play within a play in cui una compagnia scalcagnata vuole mettere su una versione molto alternativa di Pride and Prejudice ideata dal personaggio un tantinello show off della Belling che include momenti tersicorei tra le sorelle Bennett, un Mr Bigley che conquista l'amore di Jane salvandola da un pericoloso orso meccanico, Wickham e Lydia che fuggono a Manhattan su una nave di pirati (prima doveva essere Amsterdam con tanto di danza sui tipici zoccoli) ed Elizabeth che convince Lydia a tornare indietro dopo averla battuta in una estenuante gara di tip tap. E alla fine Darcy bacia appassionatamente Wickham e quasi tutti vivono felici e contenti.
Vi ricordavate il libro un po' diverso? Ah perché da questa storia ci hanno fatto un libro (cit. regista della play)?
Purtroppo chiude il prossimo 28 marzo, ma iniziano a girare voci di un transfer nel West End, che meriterebbe appieno, si spera in un teatro di quelli piccini e con politica di prezzi adeguata.

11.03.2009 - Zorro - Garrick Theatre


Personalmente non ho mai fatto la schifiltosa quando si parla di musical juke box, ovvero di spettacoli musicali in cui i brani sono tratti dal repertorio di qualche cantante/band. Nel caso di Zorro la band prescelta erano i Gipsy Kings ma confesso che se non fosse stato per la solita amica che non parla bene inglese ma vuole vedere un musical, probabilmente non sarei andata già lo scorso novembre, terrorizzata da due ore e passa di Bambolei e Djobi Djoba. E avrei sbagliato. Per cui quando è arrivata la notizia della chiusura anticipata (sigh!), sono stata ben felice di assecondare Nerwen e tornarci.
Lo spettacolo è molto divertente e carino, alcuni numeri di danza notevoli e soprattutto gli interpreti principali sono braverrimi: Matt Rawle rientra nella categoria bono e bravo, bravo e bono e il suo Diego de La Vega/Zorro (oops ho spoilerato!) è tanto cheeky, Lesli Margherita è una gnappetta carinissima con una voce da paura ed un talento mostruoso nell'insieme, Emma Williams a me è piaciuta in tutto quello in cui l'ho vista e qui è stata solo una conferma. Una menzione speciale al simpatico panzone Sergente "Si, mi capitan" Garcia e al cattivo Ramon che è stato booooato al curtain call come il peggiore cattivo da panto.

16.03.2009 - Dirty Dancing - Aldwych Theatre

Se ne parlo è solo perché vorrei evitare ad altri questa esperienza assolutamente traumatica di trovarsi davanti ad una delle più grosse schifezze che siano mai state allestite in un teatro. Chiunque occuperà l'Aldwych dopo 'sto scandalo, faccia disinfettare per bene tutto perché secondo me lo spirito del tronco che si abbassa per farci camminare sopra Johnny e Baby rischia di infestare il palco per i secoli a venire, altro che lo chandelier del Phantom!
Immaginate un musical in cui i due protagonisti non cantano una nota...no, non c'è la Hunziker che canta in playback, proprio non è previsto che emettano un suono su un pentagramma che è uno. In compenso ci sono un sacco di brani tratti dal film che vengono suonati direttamente da un lettore CD o simili e non dall'orchestra, degli effetti speciali su chroma key degni dei varietà televisivi degli anni '80, con la famosa scena del sollevamento in acqua che non è ridicola, è oltre, e la scena della prima volta tra i due dement...ehm protagonisti che ci viene pure proposta in un'immagine in alto che c'ha fatto un tantinello rivoltare le budella e meno male che non avevamo cenato prima dello spettacolo.
Inoltre dietro di noi c'era la parte femminile della famiglia De' Buzziconis che nel corso del primo atto non s'è stata zitta un attimo, durante l'intervallo s'è cantata un West End mix da pigliarle a schiaffi a due a due fino a quando non diventavano dispari, fino a quando il loro vicino con il meglio tono British understated gli ha fatto gentilmente notare che magari loro non se ne accorgevano, però il loro parlottare e cantare continuo era fastidioso per chi gli stava vicino. A Roma ci sarebbe stato da chiamare il 113...
Da notare che nel merchandise c'erano dei bavaglini con scritta la famosa frase "Nobody puts baby in a corner". Poi dice perché uno da grande diventa serial killer...

20.03.2009 - Maria Friedman Sings Sondheim - Cadogan Hall

Ho già detto vero quanto i BIB adorano questa gran donna? Ecco dopo averla sentita farsi un'ora e quaranticinque di canzoni di Sondheim, intrepretandole una per una, sono sempre più convinta che lei e Sondheim sono qualcosa di spaventosamente simbiotico.
La scorsa volta che me l'ero gustata ai Trafalgar Studios a novembre nella reprise del suo Re-arranged, Sondheim in persona era tra il pubblico se l'è guardata con profondo amore paterno per tutto lo show.
Ieri sera, con il mero supporto di un pianoforte e di un violoncello, la Friedman si è superata, toccando un po' tutte le opere del suo maestro.
Peccato che l'acustica della Cadogan nelle prime file è proprio pessima e che avevo seduta vicino una cavolo di italiana che ha appestato la sua povera amica autoctona con i suoi racconti di musical visti in passato a Londra con tanto di name dropping di cast, della sua conversazione con Boubil che gli avrebbe detto che non portava Les Mis in Italia perché sennò gli italiani non sarebbero andati mai a vederlo in quanto avrebbe perso il suo gusto "esotico" (!?!?!?), con una sua analisi assolutamente assurda sul perché in Italia i musical non andavano, dei suoi favolosi nipoti e altro che ho rimosso.

E venerdì prossimo tocca a Roberto Bolle (ovvero colui che cerca tanto una fidanzata e spera tanto di trovarne una uguale alla Diana Wonder Woman di Jean Claude di Mai Dire...), che si spera sia molto poco vestito che c'abbiano da reggere due ore e passa di balletto e vogliamo ne valga la pena.

mercoledì 7 gennaio 2009

So many roads still unexplored...





We gave the world new ways to dream!
WHERE: Comedy Theatre, Panton StreetLondon - SW1Y 4DN
WHEN: Monday, 5th January 2009
HOW WAS THE SHOW?
Ci sono in giro sul web non poche recensioni di questa nuova produzione di 'Sunset Boulevard' che al potenziale spettatore fanno venire più di un dubbio circa l'opportunità di acquistare un biglietto... chi lamenta la dimensione raccolta del teatro, lontana dagli sfarzi hollywoodiani della produzione originale... chi opina sulla non piena adeguatezza di scelte cromatiche per le scenografie... chi si dice disturbato dal nuovo arrangiamento pensato non per un'orchestra schierata al gran completo, ma per un ensemble di strumenti dalle proporzioni quasi cameristiche...
Possibile che tutti costoro abbiano visto uno show diverso da quello visto da noi?! Possibile che nessuno di questi espertoni sappia considerare la possibilità di percorrere nuove strade e di sognare davanti alla magia del teatro che prende vita davanti ai loro occhi?


Non avevamo reale familiarità con lo show alla vigilia, addirittura il Baby Blue Bear stentava a riconoscerne una singola linea melodica come qualcosa di già sentito... ma siamo rimasti incantati dalla produzione. Lo "stratagemma" già utilizzato da Doyle per 'Sweeney Todd' e 'Company' di avere la maggior parte del cast composto da performers che sono anche musicisti e che, dunque, fanno le veci dell'orchestra non sarà più - appunto - la trovata dell'anno, ma non perde, per questo, di efficacia e capacità di ammaliamento. La naturalezza e fluidità con cui i membri del cast mettono in mostra il loro talento multiforme non può lasciare indifferenti, e vedere passare gli strumenti di mano in mano, o uno stesso performer gestire fiati, archi e tastiera di un pianoforte con la stessa apparente agilità con cui un comune mortale si lega una scarpa, per poi prendere a cantare e tutto quanto senza mai uscire dalla tensione emotiva della narrazione... beh, forse valgono qualcosa più di un juke-box musical che sciorina in sequenza i successi di una boy-band(!).
La dimensione intima e, in un certo senso, decadente dell'ambientazione, che qualcuno ha trovato inadeguata a descrivere lo sfarzo della cornice hollywoodiana, si sposa invece piuttosto bene con il fatto che quello sfarzo, quello stile di vita sopravvivono solo nei ricordi di Norma e in tutto ciò che Max fa per mantenere in vita la sua illusione (she's still big, it's just the sets that got small). Inoltre consente allo spettatore di concentrarsi sulle componenti umane ed emozionali della vicenda, l'accento essendo in questo modo posto sempre e comunque sui personaggi in scena. Probabilmente non avere termini di confronto reali legati ad allestimenti passati ci ha messi in una posizione molto favorevole, rispetto alla maggior parte del pubblico inglese che conosce bene questo frutto della penna di Lord Webber ed è forse legato affettivamente a versioni passate... ma non possiamo che rimanere stupiti una volta di più leggendo commenti che sembrano basati più sul rimpianto per il fatto di non avere più la produzione originale che sull'apprezzamento di ciò che di buono (e non è poco!) c'è in scena ora.

Kathryn Evans era indisposta la sera che abbiamo visto lo show, e nel ruolo di Norma Desmond l'ha dunque sostituita la sua understudy. Cari i nostri lettori... avercene! Certo, la Evans sarà forse più in character perché la differenza di età tra lei e l'ottimo Ben Goddard (Joe Gillis) è più vicina a quella prevista dal copione, ma Jessica Martin ha messo nel suo personaggio anima ed intensità da vendere, ricevendo a più riprese un responso più che caloroso da parte del pubblico.
A fine show lunghissimo l'applauso per i due protagonisti, ma in generale per l'intero cast autore di una prova davvero notevole, con una nota di merito particolare per la Betty di Laura Pitt-Pulford e l'Artie di Tomm Coles, entrambi chiamati con enorme frequenza a "giocolare" canto/recitazione e una varietà di strumenti a fiato di cui probabilmente abbiamo un po' perso il conto!

In questo periodo di chiusure anticipate e di show che faticano a sopravvivere, il teatro non esattamente pieno di lunedì sera non è troppo beneaugurante, ma confidiamo che un sano passaparola possa riportare il pubblico in sala (anche grazie ad offerte sui biglietti che non mancano) e che questa produzione di qualità possa - come previsto in origine - resistere fino a primavera...

domenica 16 novembre 2008

And in a perfect world

...a miracle would happen e finalmente potremmo vedere una versione completa di The Last Five Years che ci soddisfi appieno, ma neanche stavolta è stato così...
Doveva inizialmente essere un one-off per celebrare i 5 anni di Notes from New York, poi a grande richiesta è diventato un three-off e per fortuna si sono fermati lì perché, a dirla proprio tutta, questa operazione non è che sia proprio riuscita benissimo!

Come oramai tutti i nostri 4 gatti fedeli lettori sapranno, i BIB hanno un grosso debole per due autori: il maestro Sondheim ed il ggggiovane Jason Robert Brown, per cui una nuova messa in scena di The Last Five Years andava assolutamente vista. Soprattutto perché il ruolo di Cathy sarebbe stato interpretato dalla bravissima Julie Atherton, che è tanto nei nostri cuoricini di orsetti per essere stata la Kate Monster originale di Avenue Q qui a Londontown. Su Jamie - Paul Spicer invece avevamo già prima di vederlo sul palco le nostre perplessità in quanto, pur non avendolo mai osservato dal vivo, dalle immagini promozionali che giravano in rete ci sembrava istintivamente poco adatto in quanto troppo efebico e "pulitino" per essere un ambizioso giovane scrittore con la passione per serate con amici, sbornie e donne.

Effettivamente, l'espressione sui nostri volti a fine show la diceva lunga sul limitato stato di soddisfazione, soprattutto perché quando si ha per le mani del materiale del genere, la voglia di farne qualcosa di molto buono dovrebbe essere tale e tanta da non farle proprio prendere in considerazione, certe opzioni di casting e allestimento. La Atherton si è confermata molto in gamba, specialmente laddove la vena brillante ed i tempi comici venivano messi in gioco (Summer in Ohio) o nei momenti più introspettivi e drammatici (Still Hurting). Qualche caduta nello overacting qua e là, ma nell'insieme molto nella parte che, come pensavamo alla vigilia, pare costruita abbastanza su misura per lei.
Peccato che... le note positive di questa rappresentazione però finiscono sostanzialmente qui: se l'orchestra con tanto di ricca sezione d'archi è stata impeccabile, il fonico aveva evidenti problemi di udito, se è vero che le voci degli interpreti sono state a tratti totalmente coperte da quel muro di suono... la scenografia, riciclata dalla play in scena in quel momento (La ragazza dall'orecchino di perla, per la cronaca) non è che sia sempre stata funzionale, la messa in scena non ha proprio rispettato le direttive originali che vogliono questa sorta di interazione/non interazione tra i due personaggi e che quindi li vuole spesso entrambi in scena nello stesso momento... Julie e Paul erano in scena sempre da soli, con un effetto di alternanza sul palco quasi sanremese.

E - saving the worst for last... - purtroppo i nostri timori su Spicer si sono rivelati fondati, ma anche peggio: Jamie non era proprio il suo character ideale, tanto che il ruolo che gli è venuto meglio è stato quello del clock del sarto di Klimovitch nella Schmuel Song! Non solo, però, è stato poco credibile, ma anche vocalmente non si è affatto dimostrato all'altezza di uno score indubbiamente demanding, ma a qualcuno che si proponga come West End performer per uno show di questo tipo, le stecche e calature sparse che i nostri orecchi hanno dovuto sentire non si possono proprio perdonare. Perché, a dirla tutta, nel suo caso, ci sentiamo di escludere la responsabilità del fonico nei momenti in cui della sua voce ssi poteva solo dire: non pervenuta!

martedì 14 ottobre 2008

No one mourns the wicked (ma se la cambiassimo al più presto...? no?!)

Era da tempo che non si faceva una capatina a Oz. Soprattutto il BBB non ci metteva piede da quando ancora il luogo era presidiato da Her Flying Majesty Idina Menzel.
E quale migliore occasione, dunque, per dare un’occhiata alle ultime novità, compreso l’arrivo, a sostituire Kerry Ellis impegnata on Broadway nello stesso medesimo ruolo, di Alexia Khadime, interprete black per un ruolo in green con un passato da leonessa in ‘The lion king’? Anche perché Nerwen ci aveva fornito abbondanti theatre tokens per abbattere il prezzo!! (Thanks to her once more!!)

Ecco. Lo show è sempre bello, gran colpo d’occhio, la storia è bella, si sa… l’OBC recording lo cantiamo anche a testa in giù bendati, insomma, tornare ad Oz dovrebbe essere come un bel salto sapendo che sotto c’è una rete di protezione solida… emozione sì, ma anche quel senso di sicurezza che ti viene da ciò che conosci bene.
Però. Però. Con tutto che di Kerry Ellis non siamo esattamente appassionati, ma questa Alexia può cortesemente tornare ad amoreggiare con Simba? Al di là dei limiti vocali – e bisogna dire che mette una certa tristezza il fatto che nei suoi main musical numbers (TWAI, DF e NGD) Alexia abbia in scioltezza deciso che lei le note acute più lunghe di un quarto di battuta non le tiene, non sia mai che le si consumino le corde vocali per abuso di vibrazione… Al di là delle dubbie scelte interpretative – a TWAI pare una ragazzina petulante, a ALAYM c’è così poca alchimia tra lei e Fiyero che anche quel sognatore imperterrito di Nostradamus rinuncerebbe per sempre a tramutare i metalli in oro, a NGD tira gli occhi fuori dalle orbite ed è tutto un gran gesticolare, ma poi è un po’ sempre uguale a se stessa… Sì, per carità, in scena ci sta ed esegue tutto quanto, però… però… se mai avessimo pagato prezzo pieno ci saremmo pure un po’ risentiti.

Dianne Pilkington da sola regge lo show… e per la prima volta esci da ‘Wicked’ che Glinda ti è molto più simpatica e ti ha convinto molto più di Elphaba – e già di per sé questo non è un sintomo positivo… almeno però lei è brava ed ha trovato la giusta chiave di lettura per il suo ruolo.
Per il resto del cast… beh, se YB e BBB fossero critici affermati, Oliver Tompsett riceverebbe le fatidiche mixed reviews, con YB a favore e BBB piuttosto poco convinto.
Ma forse è perché BBB era già molto impegnato ad approvare la prova dell’ensemble, preferibilmente di almeno una parte dell’ensemble, più preferibilmente di almeno un componente danzante dell’ensemble. I nuovi Boq e Nessa… per carità, bravi esecutori, ma soprattutto con Katie Rowley Jones ci eravamo abituati un po’ troppo bene!

Insomma… tocca attendere un nuovo cast change per vedere qualche innovazione più meritevole?

sabato 13 settembre 2008

A cheesy taste of Europe



Cari 4 gatti, c'abbiamo un fottio di aggiornamenti da fare di quanto combinato durante le vacanze: ci siamo sollazzati per un paio di giorni al Fringe Festival di Edinburgh, scoperto il mejo ristorante di pesce di tutto il Regno Unito a Glasgow, celebrato i 50 anni di West Side Story, visto l'Elphaba "di colore" e goduti il primo Billy Elliot londinese (e già che c'eravamo abbiamo cacciato in mezzo pure un paio di concerti), ma intanto vorrei segnalare un pantomusical che sarà al Novello fino a metà novembre e che è l'ideale per una serata assolutamente spensierata e tanto caciarona.


E lo so che sono ripetitiva, ma once again, GRAZIE NERWEN per l'ennesimo graditissimo omaggio.


WHERE: Novello Theatre, Aldwich, London
WHEN: 4 September, 2008
HOW WAS THE SHOW?


Partiamo da una premessa: a maggio di ogni anno si tiene un evento che tiene tutta l'Europa attaccata alla tele, ovvero il famigerato Eurovision Song Contest, ovvero una competizione musicale in cui ciascun paese invia un suo rappresentante assolutamente sconosciuto a fare una figura di merda con una canzone che poi non si sentirà più da nessuna parte...praticamente uguale a Sanremo per intenderci. L’Italia non partecipa oramai da una vita (e ce credo, gli ultimi che mandammo furono i Jalisse e i loro fiumi di parole, c’avranno vietato l’ingresso!) e quest’anno la competizione è stata vinta da dei patetici russi con il pluricampionemondiale di pattinaggio su ghiaccio Plushenko che gli pattinava nel background (della serie che adda fa’ pe’ campa’!).


In questa sorta di musical quindi cantanti e gruppi di 10 paesi europei si contendono la vittoria e a decidere è il pubblico in platea via sms, per cui ogni sera potenzialmente si ha uno show leggermente diverso.

Il pubblico è molto parte attiva anche perché all’entrata si può scegliere un badge con il nome del paese che si vuole supportare e si viene incitati per tutto il tempo a fare quanto più casino possibile sventolando bandierine e con clackers a forma di manone (che ogni tanto si staccavano e partivano per la tangente...Nerwen e l’altro mio vicino di posto hanno rischiato di brutto.) L’ambientazione è il luogo in cui effettivamente si è svolto il festival quest’anno, Sarajevo. Che dire? Iniziamo dai due “presentatori” Sergei e Boyka, non demenziali, oltre, che rispecchiavano tutti i peggio stereotipi dell’host dell’est, con abiti flamboyant come Elton John dei tempi migliori e che hanno introdotto i vari partecipanti con battute talmente cheap che non potevi fare a meno di ridere come un’idiota.

Si parte dalla rappresentante italiana, la terribile Vesuvia Versace e i 50 lire..(50 lire – 50 cent, spiritosi eh? *risata cavallina alla Boyka*) per passare ai polacchi gayissimi che finiscono il numero con il meraviglioso costume Borat, i cheesy chav inglesi, un’islandese vaghissimamente, ma proprio poco, ispirata a Bjork, l’irlandese perso nella nebbia tricolore che andava di la la la la la la, gli hilarious Kids on the East Block russi,i tedeschi vestiti da preservativi colorati, la greca che parte col burka e finisce con il fare la lap dance in bikini, i noiosissimi svedesi che, sorpresona, erano l’ennesima urenda copia degli Abba, e le tre ungheresi in costume locale.

Alla fine della prima parte, al pubblico viene chiesto di votare via sms per i preferiti inserendo le sigle dei vari paesi nel corpo del testo testo, ma mettendo come prima quella del paese che si è scelto all’entrata, di modo che si possa sapere da quale “nazione” sono partiti quei voti

La seconda parte riprende con l’esibizione di Boyka vestita da rapa (I’m Sarajevo, taste me!) e poi si arriva al punto che di solito nella vera competizione è infinitamente palloso, il collegamento (ovviamente finto) con i vari paesi per conoscere l'esito dei rispettivi voti arrivati via sms. A collegamenti ultimati e a voti conteggiati, i trionfatori, nel mio caso i favolosi New Kids on the East Block, molto ma molto meglio dei vincitori del vero Eurovision, si esibiscono di nuovo e buonanotte a tutti tra coriandoli, stelle filanti e cotillions. Piccolo hint: vale la pena rimanere anche per i titoli di coda che appaiono sullo schermo gigante situato sul palco e anche il sito merita una visita..insomma demenziale, cheesy, camp, ma tanto tanto divertente. Il run finisce a metà novembre che poi ci sono David Tennant ed il suo Hamlet che devono occupare quel teatro *drools in anticipation* se qualcuno dei 4 gatti volesse passare da quelle parti

giovedì 17 luglio 2008

Non si dice mai di no - reprise


Cito il titolo di un post di Nerwen (mia benefattrice, smack! Benedetto il giorno che t'hanno offerto quel meraviglioso lavoro!) perché effettivamente a stare qui andare a teatro, se già poco poco c'avevi una leggera passione, diventa una vera e propria droga e vedi veramente di tutto, senza dire mai di no, che è peccato.

Faccio un breve riassunto di quanto visto negli ultimi 20gg, oltre a Stiles & Drewe:

Fat Pig - Trafalgar Studios - 30 giugno 2008
Inizio con una play, assolutamente geniale nella sua crudeltà. L'autore, Neil Labute, ha alle spalle uno dei film più cinici della storia insiema ad Happiness, vale a dire In the company of men.
La storia è quella di un impiegato, magro, Tom che inizia a frequentare e si innamora della overweight Helen. Però quando questa sua storia viene scoperta dal suo superficialissimo collega e dalla isterica ex, Tom diventa oggetto di prese in giro legate alla stazza di Helen.
Sulle prime Tom cerca di essere superiore a battute crudeli, dispetti e attacchi isterici, ripetendosi e ripetendo ad una molto down to earth Helen che il loro sentimento è forte e destinato a resistere.
Ma la situazione precipita in occasione del party sulla spiaggia dell'ufficio di Tom, quando quest'ultimo si rende conto e confessa ad una disperata Helen quanto superficiale è e per quanto possa amarlo, non riesce ad essere più forte delle pressioni esterne dettate dalle convenzioni delle balle e la play si chiude con lui che tra le lacrime ammette che che non c'è via d'uscita e scarica Helen.
Detto così può sembrare pure banalotta come storia, ma inserita in una società superficiale come quella USA e i wit dialogues che la caratterizzano ne fanno un'ottima opera, decisamente da vedere.
Ottimi i 4 attori, 3 dei quali sono volti noti della televisione. Tra cui, per il mio noto debole per gli uomini alti con i capelli rossi, segnalo Kris Marshall *sighs*.



Grease - Piccadilly Theatre - 2 luglio 2008
Uno dei gentili omaggi di Nerwen, della serie appunto non si dice mai di no, anche se le recensioni sono pessime e sei cresciuta a pane e Grease e per te meglio di Travolta-Newton John non ci sarà mai nessuno, e mo' l'ho detto!
Entrate a teatro c'ha accolto 'st'orgia di rosa tanto che abbiamo pensato che Legally Blonde avesse già aperto a sorpresa e rimaniamo molto colpite da un gadget che era praticamente uno spolverino rosa con all'interno un glowstick, camp as a row of pink tents!
Le canzoni sono quelle di Grease the Movie per cui sempre piacevoli da ascoltare, l'understudy di Danny Zukko poteva essere suo cugino più grande sfigato, Sandy era de legno tanto che manco va al ballo (arghhhhhh!!!!), Rizzo c'aveva un non so che della Taverni fisicamente, gran voce ma du' corsettini de recitazione li potrebbe pure fare, understudy Kenickie a malapena sopportabile mentre molto piacevole sorpresa è stato Ray Quinn (quello che lo scorso anno è stato stracciato dalla mia vicina Leona Lewis nella finale di XFactor) nel ruolo di Doody, very sweet.



Spamalot - Palace - 7 luglio 2008.
Ecco a questa offerta di Nerwen ni (ni ni ni ni ni ni) l'ho detto molto volentieri. Lo show chiude a gennaio, non lo vedevo dai tempi di Tim "er palombaro" Curry e come King Arthur c'è Sanjeev Bhaskar, che conoscevo per la serie Goodness Gracious Me e il pseudo hilarious talk show The Kumars @ No. 42. Che dire, se non ammazza che bravo e che ci siamo notevolmente spanciate con le uscite con l'accento indiano. Resto del cast non male con Lancelot e Sir Dennis meritevoli di menzione speciale, con una sola eccezione, la creepy Lady of the Lake, donna svedese con i tempi comici di un gooseberry depresso e le espressioni del viso spaventose come un'intera camera da letto Malm da montare con una sola brugola.



The Sound of Music - Palladium 16 luglio 2008
Collega in visita da Milano che ho personalmente traviato rendendola musical-dipendente, che mi chiede di vedere qualcosa con li mejo posti e io, convinta di andare a pigliare un classico che poteva pure apprezzare non afferrando proprio tutto tutto perché "figurati se non conosce la storia", opto per Tutti insieme appassionatamente. Ho dovuto raccattare la mascella da terra quando mi ha detto che si il film lo aveva pure sentito nominare ma non lo aveva mai visto!
Prossima volta la mando da sola a Dirty Dancing, cosi s'impara!
Anyway accidenti se è un bell'allestimento! Stranamente the Lord ALW non ha badato a spese per la scenografia e i costumi! Superlativa Strallen Jr come Maria (anche se la parrucca gliela deve aver fatta lo stesso parrucchiere da denunciare di Strallen Sr) e l'unico modo per definire i bambini è MOSTRI! Bravissimi pure Von Trapp e la badessa.
A margine avrei da fare un commento: una signora giapponese di circa 80 anni e che non parla una parola d'inglese che si rispetta dovrebbe o stare a casa a fare mochi e doriyaki per i nipotini o se proprio deve venire a Londra, i 55 quid potrebbe spenderli in un bento box gigante invece di venire a teatro!
Sulle prime detta signora aveva al suo fianco un traduttore simultaneo bello loud che IMHO capiva pure meno di lei perché la signora ridacchiava qualsiasi cosa succedesse, poi nell'intervallo mi è partito lo sguardo "se ce riprovi a parla', te fulmino co' le lame rotanti de Goldrake" e c'è stato silenzio. Fino a quando, nella scena in cui i nazisti realizzano che i Von Trapp "so long, farewell, Auf Wiedersehen, goodbye" lo intendevano sul serio e c'è un certo drammatico parapiglia, la signora è sbottata a ridere, ma proprio di gusto... prossima volta pure lei a Dirty Dancing, sbattuta nell'angolo con Baby!

sabato 12 luglio 2008

A handful of two talented men


Non c'è niente da fare, vedere i composers sul palco eseguire o seguire o ammirare i loro lavori c'ha il suo fascino. Dopo Jason Robert Brown e Andrew Lippa, stavolta è toccato a Stiles & Drewe mettere in mostra i loro lavori ed il loro talento per celebrare i 25 anni della loro collaborazione. A coadiuvarli, alcuni nomi decisamente noti del West End.


WHERE: Her Majesty's theatre (Oh yes, the Phantom's home!)
WHEN: 6 July, 2008
HOW WAS THE SHOW?

Diciamo che non è che sia andata preparatissima all'evento, nel senso che prima di domenica sera dei due conoscevo solo le canzoni aggiunte a Mary Poppins e Honk! (basato sulla storia del brutto anatroccolo e che nel 2000 ha pure vinto l'Olivier come miglior musical).
Ora sto programmando di andare a Leeds a Natale a vedere il loro Peter Pan (sperando che ad interpretarlo sia lo stesso superlativo ex Munchkin James Gillian) e non vedo l'ora che Soho Cinders trovi un teatro!
Ad introdurre George & Ants è stato Barry Humphries, aka il vecchio giudice laido del recente reality I'd do anything, e il timore che fosse lui a presentare tutta la serata con le sue battute vecchie come lui e viscide come i suoi capelli freschi di tinta sbagliata è stato grande, ma per fortuna è passato poi tutto nelle mani dei protagonisti che si sono raccontati tramite parole e canzoni per quasi tre ore di piacevolissimo spettacolo.

Nel primo atto si sono succeduti tra gli altri Clive Rowe, Julie Atherton, Oliver Tompsett, James Gillian, Daniel Boys, Joanna Riding, Claire Moore in brani tratti da Just So, Honk!, Peter Pan e alcuni progetti in divenire.
Ovviamente non poteva mancare Mary Poppins, anzi sul palco ce ne sono state ben tre, Lisa O'Hare, "the predecessor" Scarlett Strallen (che dovrebbe denunciare il suo parrucchiere) e "the tour version" Caroline Sheen, che hanno eseguito Practically Perfect...practically perfectly!

Il secondo atto si è aperto con Drewe & Daniel Boys con un altro brano da Honk!, un brano al pianoforte in cui si prendeva in giro la terribile moda degli anni '80 della Nouvelle Cuisine (della serie e dopo s'annavamo tutti a fa' du' fish & chips che di fame ce n'era tanta e soldi rimasti pochi) eseguito dai due composers e un absolutely hilarious Diva, parodia delle cantanti liriche in carne, solo che questa diva pur avendo le physique du role, difettava un tantinello in intonazione.

Di seguito è toccato a quello che secondo me è stato il top della serata, questo nuovo lavoro, Soho Cinders, che è la storia molto riveduta e molto corretta di Cenerentola, in cui un Robbie (la gloria locale Gareth Gates) un ragazzo gay che gestisce con due sorellastre un po' zoccole (Riding & Moore) un bar a Soho ha questa relazione via internet chat con un ragazzo che in realtà è il candidato sindaco James Prince (Tompsett), strafidanzato.
Nella storia ci sono anche la migliore amica di Robbie, una parrucchiera che ha il negozio vicino al caffé, tale Velcro (Leanne Jones, che se non ci sono lacche e capelli di mezzo non è contenta...), la ciclista lesbica Sidesaddle (la diva di cui sopra Alison Jiear, di nuovo fantastica), il cinico patrigno di Robbie, Les (Boys) e il paparazzo Jackson (Gillian).
Da questo show sono state presentate semi-staged sette canzoni che fanno intuire che trattasi di un lavoro che potrebbe avere il suo porco successo.
Chiusura poi tutti quanti con Anything can happen da Mary Poppins, bis di George & Ants, applausi scroscianti per tutti.

In tre parole: bello, bello, bello!

sabato 31 maggio 2008

Tomorrow is another day


E non sarà dei migliori per il cast & crew di Gone with the Wind, che ha già annunciato la sua chiusura con ultimo spettacolo previsto per il 14 giugno.
Un peccato perché nonostante sia stato letteralmente massacrato dalla critica, personalmente l'ho trovato uno show che valeva la pena vedere.

WHERE: New London Theatre
WHEN: 26 maggio 2008
HOW WAS THE SHOW?

Innanzitutto grazie mille a Nerwen che mi ha dato la possibilità di assistere questa settimana tanto a questo show che nientidimeno che al King Lear al Globe (la laureata in letteratura inglese che ancora alberga in me ha avuto momenti di commozione nel mettere piede nel teatro di Zio Will).

Diciamolo francamente, questo per il West End non è un grandissimo periodo: Marguerite con Ruthie Henshall ha ricevuto un'accoglienza tiepidina, Never Forget è quello che qui chiamano un Marmite show, ovvero love it or hate it senza mezze misure (e personalmente mi fanno schifo entrambi...), il prossimo semi-juke box ad aprire sarà Zorro con le musiche dei Gipsy King e poi c'è questo Gone With the Wind, diretto da Trevor Nunn che non era proprio partito con il piede giusto. Lungo circa 4 ore in preview, tagliato in corsa di circa un'ora, massacrato dalla critica, insomma che non fosse destinato a durare molto si era capito.
Peccato! Perché i due protagonisti Jill Paice e Darius Danesh sono superlativi e tutto il cast ci mette una passione non comune in quello che fa.
La Paice è deliziosamente odiosa, come Scarlett deve essere, ed ha una voce incredibile, Darius è un baritono-basso molto ma molto in parte, con un posteriore che il pantalone bianco evidenziava in maniera decisamente gradevole (e scusate se pure l'occhio vuole la sua parte...).
Tra il resto del cast, bravissima Natasha Yvette Williams come Mamy e Jina Burrows-Prissy, ma tutti o quasi danno l'impressione di amare quello che stanno facendo e crederci molto.
I personaggi di Ashley e Melanie (o Melensanie che dir si voglia) mi sono sempre stati poco simpatici e i due attori Edward Baker Duly e Madeleine Worrall con le loro espressioni insulse e 'sta voce non proprio memorabile hanno contribuito a rendermeli ancora più odiosi.

Bella trovata anche quella del palco circolare con una struttura al centro che a seconda delle esigenze diventa Tara, la casa di Atlanta di Scarlett e Brett, la magione degli Hamilton, con tanto di crew a vista che cambia la scenografia, aggiunge letti, leva letti, mette tavoli ecc.

Nei, nella mia modesta opinione: la parte recitata è molto ampia e prevale su quella cantata e sinceramente non ci sono stati brani che mi sono rimasti particolarmente impressi.
Inoltre, nonostante mi si dica che la narrazione della storia da parte di personaggi secondari sia stata molto ridotta rispetto all'inizio, alcune volte è ancora un tantinello pleonastica ed invadente.

Nota di colore: il pubblico ha avuto delle reazioni abbastanza strane alle battute ed ai momenti più noti della storia, ridacchiando modello ragazzini delle elementari quando sentono parole "proibite" ... boh!

Insomma, a me non è dispiaciuto affatto e anche il resto dell'audience quella sera sembrava averlo apprezzato, ma a quanto pare la produzione did not give a damn...

domenica 11 maggio 2008

Pizza per tutti...

WHERE: Prince Edward Theatre, 28 Old Compton StLondon, W1D 4HS
WHEN: Thursday, May 1st 2008
HOW WAS THE SHOW?

Benvenuti cari lettori ad un evento straordinario: quest’oggi i Bad Idea Bears vi offrono un reportage dalla scuola di cucina partenopea del West End.
La ricetta di oggi che ci viene proposta dal pizzaiolo del Prince Edward Theatre è niente meno che la pizza Quattro Stagioni, che ci scuserete se americanizziamo in ‘Four Seasons’.
Poiché i componenti di un gruppo musicale omonimo “hanno messo il New Jersey su una mappa”, chiameremo la ricetta ‘Jersey Boys’.
Ed è pur vero che i BIB hanno di recente eletto Newark come loro aeroporto preferito per arrivare a NYC. Ma appunto fuori dall’aeroporto non pareva proprio un luogo ridente. E neppure quella Jersey City attraversata in taxi per raggiungere Manhattan mentre soffiavano raffiche di vento ha proprio vinto il premio di città dell’anno. Ecco, qualche dubbio poteva pure venire, dunque, con 'sta cosa del New Jersey e il Garden State e via dicendo… ma andiamo con ordine.

A parte impasto e pummarola e mozzarella di bufala campana DOC che vi invitiamo ad usare sempre per le vostre pizze, quali che siano le voci di qualità in calo, condividiamo con voi i consigli del Prince Edward per il topping di oggi. Vi serviranno:
- carciofini Tommy De Vito: una garanzia se volete quel tocco di tradizione che fa un po’ emigrato italiano in America, con quei tratti un po’ da mafioso che vive di espedienti
- olive Nick Massi: che non capite bene perché ce le hanno messe, in realtà, dato che danno un po’ la sensazione di voler essere altrove
- prosciutto cotto Bob Gaudio: che fondamentalmente se non altro vi dà un minimo di sostanza, quella dose di proteine, blah blah
- funghetti Frankie Valli: che come intuirete presto sono parenti stretti dei funghetti allucinogeni in vendita a Amsterdam, o non si spiegherebbe la necessità di inventarsi una vocalità in uno strano falsetto sostenuta in modo improbabile ed innaturale dai tecnici del suono che lo gonfiano all’inverosimile; aggiungete dosi esagerate di suoni nasali qua e là, condite con la totale incapacità di trasmettere mezza emozione. Ah, mi raccomando, i funghetti sceglieteli già stagionati, che se per esempio devono dare l’impressione di avere 16 anni, voi prendeteli già almeno sulla quarantina portati male, così quando si passa alla fase in cui volete che sembrino proprio molto molto stagionati renderanno benissimo…

Se non si fosse capito – ed è legittimo in effetti – stiamo parlando del più recente import da Broadway. ‘Jersey Boys’. Proviamo a raccontare la storia delle Quattro Stagioni, si son detti gli autori, e cuciamoci sopra le loro canzoni più belle! Anzi, facciamo che un po’ la storia la racconta il prosciutto, un po’ i carciofini, così abbiamo tutti i punti di vista… aho, geniale!!

Vi diciamo solo che in più momenti i vostri BIB si sono sentiti circondati da un grande entusiasmo, mura di applausi, urla ed approvazione… si sono guardati intorno, increduli e incapaci di comprendere. Cioè: perché?! La risposta è forse da cercare nell’età media dell’audience, per cui i BIB risultavano i più giovincelli in platea… e nell’impossibilità di entusiasmarsi e sentirsi coinvolti da in repertorio musicale distante e piattino, da una trama priva di impatto emozionale neppure nei due punti più volutamente drammatici… insomma, se volete investire meglio il vostro denaro potete scegliere un altro show. Ma uno show un po’ più caruccio in quel teatro tanto bellino e tanto happily located? No!? Sig. Delfont, se ci sta leggendo o se qualcuno traduce per lei, insomma… please!

lunedì 25 febbraio 2008

And the winner is...


E che mancava domenica sera? Il tappeto rosso c’era, le star di Hollywood pure (Kevin Spacey baby, mica pizza e fichi, Kaiser Sauzee in person nonché Daniel "Harry Potter" Radcliffe), le altre celebrities sedute tra il pubblico, check, il trofeo urendo, check, i presentatori che vogliono fare gli spiritosi ma ci riescono solo in parte, check, speeches con ringraziamenti e foglietto da cui leggere le peggio frasi retoriche e i nomi di tutta la produzione, check. Insomma si stava meglio al Lyric che a Los Angeles no? No? Evvabbé, che quattro gatti difficili che siete!

Per la prima volta in otto anni di gloriosa esistenza i Whatsonostage.com awards hanno celebrato con un concerto la consegna dei premi assegnati dal pubblico che ha votato online i musical e le plays del 2007 e l’idea non è stata malvagia, anche se alcune performance me le sarei risparmiate volentieri. No, ogni riferimento a

1) due brani due da The Light in the Piazza (e meno male che c’hanno risparmiato i pezzi in italiano) nell’ambito della celebrazione dei musical di B’way che ancora non sono arrivati da questa parte del pond nonostante ringraziando il cielo lo show abbia chiuso da un po’. E che nessuno pensi di portarlo a Londra, grazie;

2) Un Mama who bore me da Spring Awakening eseguita modello tarantolato;

3) Ben James Ellis che è un cane oltre che un cafonazzo: “thank god I’m not Joseph”: ma se quando t’hanno eliminato un altro po’ andavi da Sir Andrew Lloyd Leather (il giacchetto che indossava gosh.. :pukes:, ma manco Hutch nei momenti migliori!) e gli tiravi contro il tuo orsacchiotto preferito! A regazzi’ a votare sono prevalentemente le squinzie e per questo hai vinto qualcosa, in un award teatrale serio manco ad accompagnare la gente per tre passi come ai Brit Awards te vogliono!

3) Il mai troppo denigrato Never Forget Megamix che ha fatto da numero finale. Non ce la faccio a dire altro se non “all I do each night is pray, hoping that you’ll be vacating the Savoy in less than a day”;

non è puramente casuale.

Le highlights della serata:

1) Harry Potter and the History Boy snog. Daniel è stato un mito: il presentatore un po’ tanto invadente che era nel cast originale di The History Boys gli è letteralmente saltato addosso con tutta la sua non indifferente mole e lui dopo ‘sto bacio ha ripreso una compostezza che levati. Peccato che c’abbia un gusto nel vestire un po’ come dire...antico.

2) Bertie Carvel e Lara Pulver che eseguono All the Wasted time da Parade...:chills down my spine: mio marito è un genio!

3) Michael Ball seduto in un palco adiacente al mio posto che si è cantato qualsiasi cosa dietro a chiunque fosse sul palco, incluso il Diamonds are a girl’s best friends delle due scosciatissme Christine attuali trincando bottiglie di vino bianco.

4) Lee Mead, perché c’era, ‘nuff said.

5) Shaun Escoffery che non ho visto in platea ma che mi ha letteralmente sfiorata fuori dal teatro con tanto di coccolone. Il mio piumino non vedrà mai più una tintoria, che si sappia.

6) Il mooning di Oliver Thompsett, che mi ha fatto dimenticare per un attimo che l’archetto non gli funzionava poverino, mentre cantava di vacanze in Spagna che gli avevano cambiato la vita.

7) Sharon D Clarke :more chills down my spine: che canta la storia di una prostituta di Brixton nell’ambito della presentazione della nuova stagione del King’s Head dove dovrò andare prima o poi visto che ce l’ho letteralmente sotto casa.

8) La sorpresa Buddy ovvero tutto quello che avreste voluto fare con un contrabbasso ma non avete mai osato eseguire. Mortacci che bravi!

9) Il fischio da scaricatore del porto di Doncaster (che è vicina al mare più o meno come Milano ma chissene) di Sheridan Smith [no BBB, Pòl Chiting non c’era].

Menzione speciale per i due Princeton/Rod Jon Robyns e Daniel Boys e per “I miss the music” da Curtains, l’omaggio di Kander allo scomparso Ebb.

martedì 20 novembre 2007

And so I'm gonna shake and shimmy it with all of my might today...

... 'cause you can't stop the beat!

WHERE?: Shaftesbury Theatre, 210 Shaftesbury Av. London, WC2H 8DP
WHEN?: 2nd November, 2007
HOW WAS THE SHOW?:

Parliamone. Se per voi andare a teatro vuol dire per forza che dovete frignare commuovendovi per qualsivoglia, futile, irragionevole motivo, lassate perde. Questo nun fa per voi! (Anche se non mi sento di escludere che qualcuno, appartenente alla razza degli amanti del musical come stimolo al versamento di lacrime possano, sforzandosi come non mai, trovare pure qui ragioni imperscrutabili per farlo comunque...)
Ma credeteci, cari nostri 4 gatti che ci leggete (e considerato che due sono quelli della Yellow Bear, stamo a posto, stamo…) questo è il musical che dovete andare a vedere quando proprio non ne potete più.
Settimana dura a lavoro? Il capo vi stressa? Avete perso l’autobus, c’era sciopero della metro, la Victoria line era chiusa per lavori, e come avrebbe detto il profeta di Quèlo, la bambina ha vomitato dal cavalcavia? Dopo che vi siete alzati alle sette meno un quarto?

Ok, ok… sorridete, respirate a fondo… e ‘welcome to the sixties’, dove Tracy Turnblad e la sua combriccola vi trasporteranno progressivamente verso una condizione in cui non solo di tutte quelle preoccupazioni vi sarete presto dimenticati, ma soprattutto una in cui il vostro principale cruccio sarà che
a) sentite l’anca che cede ad un istinto irrefrenabile di muoversi a ritmo e
b) vi viene voglia di cantare uno qualunque tra i temi del musical.
c) specialmente la b) vi resta almeno almeno per tutto il giorno successivo...
Se avete visto il film, recentemente approdato nelle sale, sapete già di cosa stiamo parlando. Altrimenti, beh, non perdete l’occasione e sperimentate…

Tracy (Leanne Jones, ad uno scoppiettante debutto nel West End), adolescente con qualche kg oltre lo standard di bellezza alta/magra/atletica, se ne strafrega e si candida per partecipare ad un programma televisivo – che se non fossimo negli anni ’60 sarebbe l’equivalente di ‘Non è la rai’, ovvero come ti metto un gruppetto di adolescenti che ballano e cantano in TV dopo pranzo e ti incollo tutti i loro coetanei davanti allo schermo. La bisbetica mamma della ragazzina perfettina e coi boccoli dorati, più che meritevole di essere definita ‘blonde’ (e non aiuta il fatto che l’interprete londinese sia una sosia mancata di Kristin Chenoweth) ci prova ad ostacolare Tracy, ma la sua carica e la sua spontaneità fanno breccia un po’ a 360°: convince la mamma Edna, interpretata da un fortissimo Michael Ball, ad uscire di casa, abbracciando la sua condizione di donna decisamente in carne ma non certo meno femminile o meno in gamba; raggiunge l’obiettivo di ballare in TV al Corny Collins show; travolge con il suo entusiasmo tutti partecipanti al programma, ed in particolare conquista il cuore di Link (ed i BIB ringraziano vivamente per l’indisponibilità del ‘titolare’ del ruolo, avendo apprezzato molto di più la rendition del suo u/s); ispira una marcia di protesta per i diritti e l’integrazione dei neri nella comunità; guida a modo suo l’amica del cuore Penny verso una emancipazione non solo dalla mamma bigotta e proibizionista, che passa per la conquista del cuore di Seaweed. E i Bad Idea Bears hanno abbondantemente fatto il tifo per la Penny di una bravissima Elinor Collett, impegnata a conquistare il Seaweed di Adrian Hansel (e vogliamo darle torto se annuncia al mondo che una volta provato il cioccolato non ha assolutamente intenzione di tornare indietro!?).
Stiamo sicuramente dimenticando qualche altro elemento del cast, ma ci sarebbero parole da spendere praticamente per ogni singolo membro dell’ensemble, tutti autori di prove generose e piene di entusiasmo, che non possono lasciare indifferente chi si sieda in quel teatro… (i BIB ringraziano in particolare la loro buona stella che ha messo ko Ben Ellis, quindi quella sera il ruolo di link è stato validamente interpretato dal suo u/s).
Insomma: quando lo si va a rivedere!!?!?

mercoledì 7 novembre 2007

We came together from London

Ebbene si, lo abbiamo rifatto... lo scorso 3 novembre siamo tornati a vedere Rent Remixed nella matinée approfittando della gradita presenza di Clio e Sarah, vecchie conoscenze dai tempi di Rent Italia, e già che c'eravamo, abbiamo portato pure Nerwen, che ha messo su la sua migliore OMGYG face in più di un'occasione :-D.

Di rifare la recensione daccapo non ci sembra il caso, però un paio di considerazioni supplementari ci sentiamo di aggiungerle:

- i punti deboli dello show sono venuti ulteriormente fuori con l'assenza dei titolari per Angel e soprattutto Roger.
Il primo è stato sostituito da colui che la volta scorsa interpretava il ruolo di Benny e, nonostante la chemistry con Leon Lopez fosse di gran lunga migliore rispetto a quanto si era visto con Jay Webb, questo strano modo di muoversi (modello Parkinson) e di cantare (vibbbbbrato con tante bbbbbb) più i costumi concepiti da Roberto Cavalli meets Dolce & Gabbana e sono tutti e tre sotto acido, ne hanno comunque fatto un personaggio un po' ridicolo.
L'understudy di Luke Evans - Roger ha invece un nome che sicuramente si leggerà moltissimo in futuro...sul suo name tag quando finalmente seguirà la vera sua vocazione e andrà a lavorare da KFC, reparto panatura pollo pepato. Quindi, se qualcuno di voi cari 4 gatti andrà mai a vedere questo spettacolo e spizzerà il nome di Antony Luperi (foto segnaletica a margine)
tra coloro che coprono un ruolo principale, chieda il rimborso del biglietto sulla base che se vuole vedere uno che si muove come uno scimpanzé e canta come un prairie dog, va allo zoo!
Ah, e non ci sono standby: se mancano i titolari, a rimpiazzare c'è qualcuno dell'ensemble, ma poi non c'è nessuno che rimpiazzi gli ensemble, per cui più che Rent Remixed nei pezzi corali iperamplificati (il BBB vuole conoscere il fonico per proporgli un deal...) sembrava Rent Abridged!

- Oooh, finalmente ci spiegano perché alcuni tra loro hanno quest'accento inglese...oddio, perché due tra loro hanno questo accento. All'eulogy per il funerale di Angel, Mimì ci rivela che erano arrivati insieme da Londra...
Cool, hai le features da irlandese, ti chiami Mimì Marquez, parli dei quartieri dove gli Spanish baby cry e viene fuori che sei di Londra? Ma complimenti a chi ha modificato lo script originale, un vero genio!

- Merita una menzione il display alle spalle utilizzato secondo il famoso metodo "alla membro di segugio", e alla fine c'hanno pure il coraggio di scrivere "Thank you Jonathan Larson"? Manco avessimo rappresentato qualcosa di suo...

Insomma, prezzo del biglietto è almeno parzialmente ripagato se ci sono tutti i titolari validi menzionati nella scorsa review; in loro assenza, ci sentiamo di consigliarvi di andare allo Starbucks poco più su in St. Martins Lane a farvi una bella Red Cup a piacere o meglio ancora, salire di un altro po' sulla stessa strada e optare per Avenue Q!

martedì 6 novembre 2007

The sun is shining, it’s a lovely day…

Ed era in effetti una giornata se non proprio assolata, decisamente tiepida, quella che si è conclusa vedendoci tornare, ancora una volta, davanti a quel building in cui un Gary Coleman cresciuto e squattrinato fa lo handyman, al servizio degli inquilini, umani e pupazzi che siano…

WHERE?: Noël Coward Theatre, St Martin's Lane – London WC2N 4AU
WHEN?: nella fattispecie, 31st Oct. 2007 (evening), ma tra l’uno e l’altra quella decina di repliche ce le siamo già giocate…
HOW WAS THE SHOW?:
Beh, ladies and gentlemen, cari i nostri 4-5 lettori affezionati… se il blog ha questo nome e quei due orsetti fanno capolino ogni volta che vi ci affacciate, la ragione sta tutta tra le pieghe di questo musical, in cui gli orsetti in questione sono la voce della coscienza (o del diavoletto tentatore) di Princeton, neolaureato in inglese alla ricerca dello scopo della sua vita. Quindi potete intuire che il nostro giudizio sarà assolutamente a favore!! Decisamente uno di quei feel-good titles per cui hai la certezza di uscire da teatro con il sorriso sulle labbra, negli occhi ancora la meraviglia e lo stupore provati davanti a chi con apparente facilità ed estrema naturalezza anima i pupazzi, dà loro una voce, un’anima e una marea di facce buffe… gli occhi fuori dalle orbite di Julie Atherton e della sua Kate, la bocca spalancata in un sorriso enorme per il Princeton di Jon Robyns, che sono con il cast di ‘Avenue Q’ London fino dalla prima preview. Con loro debuttò quel lontano 1° giugno 2006 anche Simon Lipkin, in questa occasione validamente sostituito da Chris Thatcher, che della omo-cognomica first lady fortunatamente ha preso ben poco, ed ha regalato nuovi preziosi particolari a Nicky e Trekkie Monster. Con piacere abbiamo trovato Jennifer Tanarez nei panni di Christmas Eve, che ci ha sorpresi rivelandosi grintosissima e vocalmente notevole… e insomma, chi di voi non abbia mai provato l’esperienza forse non comprenderà fino in fondo, ma anche questa volta Q ha compiuto la sua magia, accompagnandoci all’uscita convinti che in fondo un bel po’ delle nostre piccole rogne quotidiane sono solo ‘For now’ – e, per il BBB, ancora una volta con l’istinto di fare una incursione backstage a ‘rapire’ qualcuno dei pupazzi!!

lunedì 5 novembre 2007

It's hard to speak my heart

Of a way of life that's pure
Of the truth that must endure
In a town called Marietta
In the Old Red Hills of Home

“PARADE” by Jason Robert Brown

Atlanta, Georgia, 1913. Un ebreo cresciuto a Brooklyn e trasferitosi nel Sud degli Stati Uniti, a vivere una vita in cui non si riconosce appieno, in mezzo a gente che sente lontana e diversa da sé, è accusato ingiustamente dell’omicidio di una tredicenne che lavorava nella sua fabbrica. Basato sulla storia vera di Leo Frank, “Parade” racconta l’accanimento della stampa e dell’opinione pubblica intorno al processo, e di come l’amore e la capacità di non demordere, di non perdere la speranza portano la moglie di Leo, Lucille, a intraprendere una crociata solitaria nella strenua difesa dell’uomo che ama incondizionatamente, sullo sfondo di una società percorsa da intolleranza religiosa e razziale e l’evidente ingiustizia che può generare un clima politico di favori e intrigucci di palazzo.

WHERE?: Donmar Warehouse Theatre, 41 Earlham Street - London, WC2H 9LD
WHEN?: 6th (evening) and 31st (matinee) Oct 2007
HOW WAS THE SHOW?:

Poche parole per sintetizzare il tema di ‘Parade’, parole che non possono assolutamente rendere giustizia alla produzione messa in scena alla Donmar Warehouse di quest’opera di Jason Robert Brown che ha ricevuto due Tony per Best Book e Best Score. Chiamarlo ‘capolavoro’ pare quasi riduttivo, davanti a tanto talento, a tale e tanta capacità di emozionare e regalare intensità umana ad ogni gesto, ad ogni parola. La Donmar ci mette di suo la dimensione raccolta ed intima per cui è impossibile perdersi anche un solo gesto, una sola espressione del viso, e le voci dell’intero cast risuonano fragorose nelle parti corali, per poi spegnersi in un sospiro quando è Lucille da sola a interrogarsi sul senso di ciò che sta succedendo, o Frankie grida la sua disperazione alla morte di Mary, o ancora esplode di rabbia e fisicità quando Jim Conley viene interrogato nel campo di lavori forzati.

Il cast è di quelli da non sapere più da che parte voltarsi da tanto talento messo in campo, per cui credo che per una volta i vostri cari Bad Idea Bears eviteranno del tutto il name-dropping perché finirebbero comunque per dimenticare qualcuno che non lo merita. La produzione è di quelle che lasciano il segno, nel cuore e nella testa, perché non si può non pensare a come i temi trattati rimangano attuali e, in un certo senso, universali, e perché la reazione più ovvia davanti a uno show così è davvero la standing ovation (e se una collega a fine performance scatta in piedi e fischia modello scaricatrice di porto in fondo, vorrà pur dire che il cast merita, no?)

Segnaliamo a quanti si siano persi questa gemma che a giorni dovrebbe essere messa in commercio una registrazione su doppio CD del musical, accompagnata da extra vari, che è stata prodotta a grande richiesta popolare proprio sull’onda dell’entusiasmo con cui il pubblico, pur limitato nei numeri dalle dimensioni del teatro e dalla durata della run, ha accolto la produzione. And we are so getting us that package the moment it is available...

sabato 27 ottobre 2007

Let's raise the church roof


Ma sarà o non sarà in una vera chiesa? Eh si, era proprio una chiesa con tutti i sacramenti quella che ha ospitato il concerto di Andrew Lippa, gay e di religione ebraica, qui a Londra.
Ed ecco un altro di questi compositori americani in their forties che danno quasi fastidio per la dose immonda di talento che possidedono!!!!

WHERE: St. Paul's Church, Knightsbridge London
WHEN: 22 October, 2007, 20.00
HOW WAS THE SHOW?

Con mia somma gioia, in assenza del BBB, stavolta ho avuto due compagne di visione oltremodo qualificate come Nerwen e la sua other half Manu, che insomma già predispone in tutt'altro modo alla visione!

Fossimo stati in Italia, all'entrata della chiesa ci avrebbero fermato un po' tutti, incluso l'artista che si doveva esibire, perché assolutamente non idonei a mettere piede lì dentro secondo i dettami di quel tipo vestito di bianco e che parla come Gatto Torakiki che, ahimé, vive nella mia città di origine, ma qui siamo in un paese civile, per cui al limite per citare Nerwen "ci rivedremo tutti all'inferno".

Che dire del Sig. Lippa se non wow, accidenti, miseria ma quanto bravo sei!!!! Giusto per una breve introduzione, il detto composer è responsabile dello splendido The Wild Party (che nel suo run off-Broadway aveva questo cast da due soldi composto da Murney-Menzel-Diggs-D'Arcy James), ha lavorato con Stephen Schwartz agli arrangiamenti di The Prince of Egypt, è dai tempi di You're a Good Man Charlie Brown (per il quale ha scritto le nuove canzoni per l'edizione del 1999) il musical director di Kristin Chenoweth, giusto per nominare una parte del suo curriculum.


La chiesa non è che fosse gremita in tutto l'ordine di panche, ma chi c'è stato ha avuto la fortuna di essere subito introdotto nell'atmosfera migliore con una canzone (chiedo venia in anticipo, ma di molte non conosco il titolo esatto) sul come si rimorchia dopo i 40 anni e dal racconto di come la famiglia Lippa al completo fosse presente quella sera perché erano tutti in gita in Inghilterra (sono originari di Leeds) per il matrimonio di un parente.
Degna di particolare menzione la mamma, che le canzoni le conosceva TUTTE e se canticchiava, battendo il piede a tempo...un mito, la vera mamma di cotanto figliolo!

Di seguito appunto brani da The Wild Party, The Little Princess, una canzone scritta per una sua amica molto piagnona perché le mancava l'amore, una esibizione al piano a quattro mani con Joel (non mi ricordo il cognome, help! Le mie compagne di visione mi hanno detto trattasi di uno dei musical director di Wicked...giusto?) con il quale il giorno dopo sarebbe andato a Budapest per registrare la nuova opera di Lippa, prodotta dalla Disney, e intitolata The Man on the Ceiling, dal quale ha pure eseguito in quasi anteprima alcuni brani e che sembra molto ma molto promettente.
Da segnalare che ad un certo punto ha richiesto anche la partecipazione del pubblico per dei cori che sembravano pure adeguati al luogo visto che c'era da ripetere questo Joyyyyyyyyyyyy che faceva un po' hymn :-D

Sul palco sono saliti anche i due protagonisti di John & Jen, che sarà in scena in strani giorni alterni a novembre al Finborough Theatre, Helen Evans e il parruccone Jon Hawkins e il bis è stata una canzone molto bella dedicata al suo partner David.

Un'ora e poco più di puro divertimento, che insomma, e scusate se batto molto su questo punto, in chiesa non è che sia una cosa molto comune...

martedì 9 ottobre 2007

I’ll kiss your Manolo, let me kiss your Manolo… your every wish I will obey!!?


Come dite? Non ve la ricordavate proprio così? Tsk… ingenui… Ve l’avevano annunciato in tutte le salse: sarà un remix! Adesso non potete proprio dirci che non ve lo aspettavate... E quindi anche se il programma di sala si apre con il faccino di Jonathan Larson a fianco di uno scatto da 'La vie Bohème' primissima versione con Anthony in primo piano, ecco... magari fate finta di non averli visti, prendete un bel respiro e aspettate che tutto abbia inizio.


WHERE: Duke of York Theatre, St Martins Lane,London,WC2N 4BG
WHEN: 6 October, 2007, 16.oo matinée
HOW WAS THE SHOW?

I produttori di Kylie Minogue si sono svegliati qualche mese fa e si son detti: ma perché non facciamo un musical? Dai, rifacciamone uno aggiornandolo di qualche anno... perché non quello lì dell'East Village con i bohemiens? Sì... ne hanno fatto pure un film! E così, appunto, hanno visto il film, poi qualcuno ha ricordato loro che esisteva uno staging teatrale con altre scene, e che la trama non si esauriva con la vigilia di Natale, ma proseguiva e si sviluppava... Insomma, questi produttori e il regista - pare appena licenziato e sostituito per favorire qualche cambiamento in corsa - non dovevano avere le idee troppo chiare. O meglio, si son proposti di cambiare con un'idea di fondo buona, volendo aggiornare lo show dalla fine degli anni '80 al nuovo millennio... ma poi l'hanno messa in pratica con una certa faciloneria.


(se volete andare a vederlo senza preconcetti, saltate i prossimi paragrafi... SPOILER WARNING)


Empty chairs at empty tables at the Life Café
Vi ricordate quel Mark un po' gracilino, un po' geeky, tutto chiuso nel suo mondo con la sua telecamera, la sciarpa sempre intorno al collo... nah, forget him! Ora Mark di secondo lavoro fa il modello per Abercormbie & Fitch che, chiaramente, lo paga fornendogli il guardaroba. Ah, mentre c'è, questo Mark ci regala anche qualche fraseggio musicale liricamente impostato, perché Rhoe Thornton ha un passato da Les Miz e Phantom, quindi deve esserne rimasto turbato e qua e là ne porta i segni...

¿Donde estás Mimi? Tu mama está llamando...
Vi ricordate quella ragazza malata, ma piena di vitalità, di voglia di ballare, di ridere con gli amici... Mimi la portoricana? Ecco, non c'è più. Al suo posto una specie di ectoplasma irlandese con i capelli rossi che si trascina sul palco e con un filo di voce sussurra in chiave un po' nightclub, un po' Kandar&Ebb-remix, la sua 'Out tonight'. Peccato che l'allestimento le impedisca di entrare in casa di Roger e che poi i due non possano interagire mentre lui in teoria la caccia di casa...

I love margins and discipline, I make lists in my sleep, baby!
Vi ricordate quella donna cazzutissima e ben decisa a tener testa alla sua ragazza e al di lei ex-boyfriend, carriera brillante, famiglia un po' invadente e l'amore per la precisione? Tut... no, adesso indossa tailleurs/pantaloni eleganti su una camicetta non scollata, deppiù, e - a sentire la sua compagna - indossa Manolo nel migliore Carrie Bradshaw style. E mentre c'è, invece di un tango scalcagnato e improvvisato con Mark, ci balla una versione appassionata e coreuticamente impeccabile all'argentina, condita di strusciamenti e palpeggiate varie.

Let's get funky...
E ve la ricordate la performer alternativa, quella che protestava invocando la presenza di una fantomatica mucca, e poi si faceva beccare a flirtare in giro, prendeva in giro Benny...? Beh. Ora va in giro conciata che neppure se praticasse il mestiere più antico del mondo e la sua protesta ha davvero perso un po' di mordente. Per certo continua a flirtare non poco.

Then a little bulldog entered...
Ah, ho citato Benny. Diciamocelo: era stronzetto, prima di riscattarsi a fine musical, ma lo faceva Taye Diggs, e uno non poteva proprio restare indifferente. Talmente bello che uno gli perdona un po' tutto. Ecco, ora manco più si può dire che sia bello, si muove in modo talmente strambo che si fatica a credere che quello lì sia un ballerino... 'nsomma, non poteva stare con la sua calzamaglia verde un altro po'!?

I'll cover you... with a white fake fur jacket?
Uh, e dimenticavo. Ma voi non ci avevate lasciato il cuore con Angel, con le sue mises esagerate, il cappottino da Santa Claus, il gonnellino a fiori, e poi il look da Pussy Galore con il parruccone biondo, e quanto ci si credeva che fosse 'more of a woman than you'll ever get, and more of a man than you'll ever be'... era facilissimo. E quando moriva, le lacrime... e il singhiozzo fino alla fine di 'Goodbye love'. Ma no. Adesso si qualifica al massimo come pole-dancer in un locale notturno, si porta in giro un alberello di Natale con le luci rosa che neppure il vucumprà più sfigato ha mai osato vendere... e quando muore 'risorge' con tanto di alucce bianche.


E direte voi, a questo punto, ma allora fa schifo!?!?
Ecco, il punto è che no, non ci riesce neppure. Perché il materiale di partenza è talmente buono che i piccoli tagli hanno sfrondato qualche parte musicale di cui in effetti si poteva fare a meno, i remix musicali sono tutto sommato digeribili, anche se non sempre si comprende che cosa dovrebbero significare o lasciano perplessi certi cambi di tempo improbabili... e alcuni elementi che ci hanno da sempre fatto amare RENT ci sono ancora, intatti. Ma soprattutto sono intatti alcuni elementi molto buoni:
- le parti musicali, compresi i numeri di insieme, sono di qualità elevata, fatte salve le eccezioni già menzionate (Sugababes anyone?) e il cast ha ricevuto in dono una dose significativa di talento, per cui se fosse sfruttato meglio ne nascerebbe qualcosa di davvero notevole
- Luke Evans è un ottimo Roger, con la giusta carica di rabbia e di paura a lasciarsi andare, ma anche capace poi di ritrovarsi e di sorridere, e porta in scena tutte le emozioni che conoscevate del personaggio così come è nato; vocalmente poi il ruolo gli calza a pennello

- Leon Lopez ci ha stupiti con effetti speciali, regalandoci un Collins che probabilmente è la cosa migliore dello show: vocalmente impeccabile, intenso, con il giusto mix di dolcezza e tenerezza ad integrare quella vitalità e giocosità d'animo che gli sono proprie...

(fine SPOILER)


Detto tutto ciò... un consiglio: se avete amato RENT così com'era, andate a vederlo perché in fondo ci siete affezionati, ed è pur sempre RENT, etc. ma andateci sapendo che NON troverete esattamente ciò che vi aspettate, e che alcune cosette vi lasceranno per certo perplessi, straniti, soffocati da una risata isterica o a strabuzzare gli occhi davanti a una visione realmente inattesa. Per esempio si è un po' perso lo spirito del gruppo bohemien as we knew it e il tentativo di portare lo show nel 21mo secolo fallisce miseramente nel momento in cui si menziona ancora Alphabet City come luogo di squatters o si pensa che 4 ragazzi intorno ai 20 in un gruppo di 6 possano essere malati di AIDS e condannati a morire a breve. E godetevi le performances di Luke e Leon, ai quali va il nostro più sincero 'break a leg!' con il vivo ringraziamento che spetta a chi ha inteso e saputo preservare lo spirito originale dello show e l'animo del suo personaggio.