... you have to take the journey!
E siccome l'anno vecchio si era chiuso con Sondheim… non era forse il caso che l'anno nuovo venisse immediatamente aperto con un po' di Sondheim time? La possibilità ghiotta ci è stata offerta da una produzione decisamente off-West End, dichiaratamente a budget ridotto, ma non per questo povera di ingegnosità nell'allestimento o di qualità esecutiva…
WHERE: Upstairs at the Gatehouse, Highgate Village – London, N6 4BD
WHEN: Saturday, 3rd Jan. 2009
HOW WAS THE SHOW?:
La venue: il tipico performance space ricavato sopra un pub, questa volta nel villaggio di Highgate, ovvero un trivio con due bottegucce e, appunto, il pub. Ad accogliere il pubblico all'ingresso una ragazza della produzione che ti controlla il biglietto e dice "welcome to the woods!" e, a dire il vero, varcata la soglia e preso posto sui (non scomodi… molto, molto peggio!) seats ci si trova decisamente catapultati nella dimensione di 'Into the woods', perché, come spesso accade in questo tipo di produzione, non solo il confine tra palcoscenico e pubblico è a dir poco virtuale, ma addirittura si spinge tra i seats stessi, dove parte del cast prenderà posto a più riprese.
Quando lo show prende il via, realizziamo immediatamente che questo allestimento che va in scena a cavallo del periodo festivo di fine anno prende in prestito più di qualche elemento dalla forma di intrattenimento teatrale più tipica della stagione – la panto – per proporne al pubblico una in cui il materiale è decisamente più strutturato e profondo, ma la messinscena gioca spesso e volentieri con quella naivetè che è propria del racconto destinato ai bambini. E dato che il libretto stesso si propone di scompaginare un bel po' di fiabe della tradizione rileggendole da un punto di vista molto diverso dal solito, e indagando poi su che cosa succede nel mondo delle favole dopo quel "e vissero tutti felici e contenti" al quale ci hanno abituati da bambini… l'idea non è affatto malvagia.
Così, Florinda e Lucinda, le sorellastre di Cinderella, sono interpretate da due attori in drag, come in ogni panto che si rispetti… a rappresentare Milky White, la mucca "best friend" di Jack c'è un buffo accrocchio che di bovino ha molto poco… le soluzioni di scena per rappresentare il sangue, le trasformazioni, gli effetti magici sono talmente semplici e dichiaratamente "in your eye" che strappano risate più che sembrare "cheap"…
A fare da contraltare a questa giocosità c'è, però, la scrittura del musical che è, al solito, ricca di trovate geniali, sia dal punto di vista musicale, sia per quanto riguarda i testi… le situazioni in cui si trovano i personaggi, in buona parte, ci sono note dall'infanzia, ma la rilettura che ne viene data è ora spiazzante, ora al limite della caricatura e pertanto naturalmente comica ("Agony", il duetto dei due principi che cantano di quanto sia struggente e doloroso cercare di conquistare le rispettive innamorate tanto difficili da raggiungere ne è un chiaro esempio!). Efficace poi la soluzione utilizzata per l'ambientazione, per cui proiezioni su uno schermo hanno dato vita ai vari luoghi nei quali si svolge la trama ed hanno fatto da sfondo alle immagini registrate dei personaggi che non potevano essere materialmente in scena in quel momento, dato che i loro interpreti erano già in scena nei panni di altri (come nel caso dei principi di cui sopra, che erano anche le sorellastre, uno di loro era anche il Lupo, etc.). Il caso per altro ha voluto che incontrassimo il grafico che ha creato le proiezioni un paio d'ore prima dello show, perché è un collega di Nerwen!
Dal punto di vista interpretativo, il cast ci ha più che convinto in certi casi, ed in particolare con il Baker di Dominic Brewer e la Baker's Wife di Rachel Bingham , e soprattutto con la Cinderella della bravissima Emma Odell e la Little Red Riding Hood di Lauren Appleby. Un po' deludenti, invece, la Strega di Susan Kyd e il Jack di Daniel Summers. Segnaliamo invece la prova poliedrica di Shimi Goodman, non solo per la bella e facile vocalità, ma per le risate regalate dalla sua "principesca" falcata nell'attraversare il palco "al galoppo" e per averci proposto il Lupo cattivo più camp della storia!
Visualizzazione post con etichetta Sondheim. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sondheim. Mostra tutti i post
giovedì 15 gennaio 2009
Into the woods and through the fear…
Posted by
London's Bad Idea Bears
at
09:25
1 people dropped their two cents... YAY!!!
Labels: Slightly Off-West End, Sondheim
giovedì 8 gennaio 2009
It sounds unlikely to me…
… but you said I should watch for the night to smile.
Sarà che al cioccolato è difficile resistere… ma i vostri orsetti di fiducia sono qui a raccontarvi di una loro ennesima incursione alla Menier Chocolate Factory che, ancora una volta, li ha visti uscire estatici e conquistati da una nuova produzione che già grida “ West End transfer” a gran voce, e non solo perché la run nella intima e piccina venue sulla riva sud del Tamigi è sold-out da un bel po’… WHERE: Menier Chocolate Factory, 53 Southwark Street - London SE1 1RU
WHEN: 31st December, 2008
HOW WAS THE SHOW?
È estate in Svezia, ai primi del ‘900. Una di quelle notti in cui il sole scende basso sull’orizzonte, senza però realmente tramontare mai… e quella luminosità naturale, ovattata sì, ma sufficiente a tenere gli animi svegli mentre la notte si consuma, fa da cornice al racconto basato sul film di Bergman “Smiles of a Summer night”. Perché mai dovrebbe sorridere la notte? Chiede la giovanissima Fredrika alla nonna, Mrs. Armfeldt.
WHEN: 31st December, 2008
HOW WAS THE SHOW?
È estate in Svezia, ai primi del ‘900. Una di quelle notti in cui il sole scende basso sull’orizzonte, senza però realmente tramontare mai… e quella luminosità naturale, ovattata sì, ma sufficiente a tenere gli animi svegli mentre la notte si consuma, fa da cornice al racconto basato sul film di Bergman “Smiles of a Summer night”. Perché mai dovrebbe sorridere la notte? Chiede la giovanissima Fredrika alla nonna, Mrs. Armfeldt.
Beh, sorride di fronte alla follia umana: ai giovani, che non sanno nulla… agli sciocchi, che sanno troppo poco… e ai vecchi, che sanno pure troppo.
Anche il pubblico di questa nuova produzione di “A little night music”, con gli occhi attenti a scorgere i sorrisi della notte né più né meno di quelli di Fredrika, viene presto catturato e portato ad osservare le piccole follie umane dalla prospettiva privilegiata della stessa Mme. Armfeldt (Maureen Lipman), il cui rimescolio delle carte da solitario segna un corrispondente rimescolio tra le relazioni fra i personaggi, e del quintetto/coro greco che punteggia il racconto creando le atmosfere e giocando di contrappunto sia musicalmente, sia quanto a riflessioni inserite con apparente casualità tra un verso e l’altro.
Hannah Waddingham ha l’arduo compito di essere Desirée dopo che lo stesso ruolo è stato associato ad un’attrice del calibro di Judi Dench nella produzione del National Theatre del ’95, e supera l’esame... rendendo il confronto improponibile perché disegna, se possibile, un personaggio molto diverso. La sua Desirée è una donna che ha ancora un gran bel pezzo di vita davanti a sé e vuole provare a riscriverne il copione prima che sia troppo tardi… è una mamma affettuosa che cerca e trova in Fredrika una complice giocosa, e una figlia ribelle cui Mme. Artfeld rimprovera qualche scelta non ben ponderata… la sua ‘Send in the clowns’ non ha la stessa intensità drammatica di quella della Dench, ma recupera, come era prevedibile, sul versante della facilità vocale.
Anche il pubblico di questa nuova produzione di “A little night music”, con gli occhi attenti a scorgere i sorrisi della notte né più né meno di quelli di Fredrika, viene presto catturato e portato ad osservare le piccole follie umane dalla prospettiva privilegiata della stessa Mme. Armfeldt (Maureen Lipman), il cui rimescolio delle carte da solitario segna un corrispondente rimescolio tra le relazioni fra i personaggi, e del quintetto/coro greco che punteggia il racconto creando le atmosfere e giocando di contrappunto sia musicalmente, sia quanto a riflessioni inserite con apparente casualità tra un verso e l’altro.
Hannah Waddingham ha l’arduo compito di essere Desirée dopo che lo stesso ruolo è stato associato ad un’attrice del calibro di Judi Dench nella produzione del National Theatre del ’95, e supera l’esame... rendendo il confronto improponibile perché disegna, se possibile, un personaggio molto diverso. La sua Desirée è una donna che ha ancora un gran bel pezzo di vita davanti a sé e vuole provare a riscriverne il copione prima che sia troppo tardi… è una mamma affettuosa che cerca e trova in Fredrika una complice giocosa, e una figlia ribelle cui Mme. Artfeld rimprovera qualche scelta non ben ponderata… la sua ‘Send in the clowns’ non ha la stessa intensità drammatica di quella della Dench, ma recupera, come era prevedibile, sul versante della facilità vocale.
Al suo fianco sono molto efficaci i due rivali in amore, Fredrik (Alexander Hanson) e Count Carl-Magnus (Alistair Robbins), ma ancora più degni di menzione sono Gabriel Vick nei panni di Henrik, che rilegge in modo ironico e buffo “Later” senza privare Henrik della intensità e moralità che lo contraddistinguono (e suona meravigliosamente il violoncello!) e Kelly Price, fantastica nel ruolo della Countess Charlotte, cui il libretto affida il compito di muovere i fili che fanno evolvere la situazione interrelazionale e, di fatto, rendono possibile “A weekend in the Country” in cui tutti i personaggi si ritrovano sotto lo stesso tetto.
A fare da contraltare alla sua prova è l’unico vero neo della produzione, ovvero Jessie Buckley nel ruolo di Anne - nota a margine per Sir Mackintosh se per caso ci sta leggendo… ok che durante “I’d do anything” fosse diventata la sua preferita e ok che adesso ci tenesse tanto a darle una spintarella, ma insomma… al prossimo casting, magari, siamo più obiettivi, d’accordo? Vero, fare la ragazzina foolish le viene incredibilmente naturale, ma la parte di Anne è troppo acuta per la sua tessitura. E puh-lease… qualcuno provi a toglierle una briciola dell’accento regionale che si porta dietro! Al confronto, Grace Link, la giovanissima interprete del ruolo di Fredrika fa il figurone di una navigata professionista…
Ancora una nota di merito va al “personale di servizio” di casa Egerman e Artfeld, alla Petra di Kaisa Hammerlund, che si merita un sonoro applauso al termine di “The miller’s son” con la quale riempie da sola la scena e a Jeremy Finch, Frid, cui spetta il compito di riesumare dallo score quella “Silly people” cancellata ai tempi della produzione on Broadway.
Last but oh so not least… ancora una volta l’orchestrazione originale di Sondheim, alleggerita e riarrangiata su scala “da camera” per la Menier, ad opera di Jason Carr è un gioiello, e consente di apprezzare quanto le liriche siano ricche e “subtle”, anche nelle parti di insieme e nei numerosi interventi del “coro greco”.
Insomma… diteci quando e dove si trasferisce, che noi orsetti prenotiamo già d’ufficio per un paio di repliche… maybe next year?
A fare da contraltare alla sua prova è l’unico vero neo della produzione, ovvero Jessie Buckley nel ruolo di Anne - nota a margine per Sir Mackintosh se per caso ci sta leggendo… ok che durante “I’d do anything” fosse diventata la sua preferita e ok che adesso ci tenesse tanto a darle una spintarella, ma insomma… al prossimo casting, magari, siamo più obiettivi, d’accordo? Vero, fare la ragazzina foolish le viene incredibilmente naturale, ma la parte di Anne è troppo acuta per la sua tessitura. E puh-lease… qualcuno provi a toglierle una briciola dell’accento regionale che si porta dietro! Al confronto, Grace Link, la giovanissima interprete del ruolo di Fredrika fa il figurone di una navigata professionista…
Ancora una nota di merito va al “personale di servizio” di casa Egerman e Artfeld, alla Petra di Kaisa Hammerlund, che si merita un sonoro applauso al termine di “The miller’s son” con la quale riempie da sola la scena e a Jeremy Finch, Frid, cui spetta il compito di riesumare dallo score quella “Silly people” cancellata ai tempi della produzione on Broadway.
Last but oh so not least… ancora una volta l’orchestrazione originale di Sondheim, alleggerita e riarrangiata su scala “da camera” per la Menier, ad opera di Jason Carr è un gioiello, e consente di apprezzare quanto le liriche siano ricche e “subtle”, anche nelle parti di insieme e nei numerosi interventi del “coro greco”.
Insomma… diteci quando e dove si trasferisce, che noi orsetti prenotiamo già d’ufficio per un paio di repliche… maybe next year?
Posted by
London's Bad Idea Bears
at
13:49
0
people dropped their two cents... YAY!!!
Labels: Slightly Off-West End, Sondheim
domenica 14 settembre 2008
There's a place for us...
... and it definitely is a theatre, or a music hall, or some other venue!
Dato che al Fringe quei “soli” tre show in due giorni ci avevano un po’ fatto il solletico, bisognava pure completare l’opera, right? Intendiamoci, non siamo responsabili: è tutta colpa del prozio Epicuro che scrisse quella strappalacrime lettera sulla felicità, e degli editori che anni fa la misero in commercio a mille lire… chiaro che poi ha mietuto vittime tra gli animi più nobili e sensibili… e noi Bad Idea Bears siamo taaaaanto sensibili, per cui poi l’invito a godersi le gioie della vita mica ce lo facciamo ripetere troppo volte!
Insomma, tocca occuparsi anche degli altri momenti teatrali, e poi di quelli più squisitamente musicali. Quindi apriamo, con ordine, con un nuovo capitolo della saga sondheimiana. Questa volta, a dirla tutta, The Master è autore solo dei testi, perché le musiche le ha scritte quell’altro pivellino di Bernstein e il concept narrativo va a spulciare invece in una storiella di portata vagamente universale scritta tanto tempo fa da un tale Guglielmo Shakespeare.
In altre parole… metti che Giulietta si chiama Maria e Romeo si chiama Tony, metti che Verona assomiglia al West Side di New York… ed eccoti servito un classicissimo del teatro musicale.
WHERE: Sadler's Wells Theatre - Rosebery Avenue, London EC1R
WHEN: 23rd August 2008, matinee
HOW WAS THE SHOW?

Non potevamo certo perdere questa chance per una serie di motivi: a) come già detto, il nostro “credo” ci impone di non trascurare tutto ciò che sia uscito dalla penna di Stephen Sondheim; b) questa produzione itinerante per l’Europa aveva raccolto enormi consensi; c) era ospitata dal Sadler’s Wells Theatre che si erge ai piedi della salita che conduce verso Angel e da sempre è associata, nel nostro ricordo visivo, al passaggio del N38 tra due file di tronchi scuri coperti da una pioggia di minuscole luci… e questo teatro dedicato alla danza ci attirava a mo’ di magnete ormai da tempo. La nostra uscita teatrale è peraltro stata resa ancora più speciale perché con noi avevamo le nostre due fidate compagne di viaggio dell’estate passata, che non potevano mancare ad una visita londinese e, soprattutto, ad un rendez-vous con la cucina del Busaba!
Tornando però allo show… qualcuno – non facciamo nomi, ma è lo stesso sito che ha recensito “Never forget” con una paccata di stelline – aveva bollato questo West Side Story come vecchio e poco convincente. Ben altra è stata la nostra impressione! Certo, la trama è, come già accennato, sufficientemente nota, a meno che in questi ultimi secoli siate vissuti su un altro pianeta, in un’altra galassia, e nessuno vi abbia mai rivelato che la storia di Romeo e Giulietta non finisce proprio con “e vissero tutti felici e contenti”… ma tale e tanta era l’energia sul palco della compagnia, così intensa l’interpretazione dei principals anche nei momenti un po’ retorici (per esempio in “Somewhere”), così ricco l’allestimento dal punto di vista coreografico e l’impatto visivo dei costumi, che era parecchio difficile restare indifferenti.
E ancora meno facile era restare indifferenti alla voce di Tony, un raro e fortunato mix tra impostazione pressoché lirica e intelligibilità e chiarezza della parola perfettamente preservate! Rimane poco tempo per “digerire” il finale che – scelta non comune nel teatro musicale – lascia gli spettatori nel silenzio di una scena solo recitata senza un reale closing number… che già sgorga caloroso l’applauso per la compagnia schierata al curtain call.
Alla vigilia temevamo un po’ di soffrire l’impianto tradizionale delle musiche, ma lo show è volato via senza mai risultare pesante e, anzi, siamo usciti dal Sadler’s Wells con la viva intenzione a ritornarci quanto prima per confrontarci con uno spettacolo di pura danza - e non avessimo già infarcito la nostra schedule a priori, avremmo già subito il forte richiamo della prima produzione disponibile dopo la chiusura di West Side Story di lì a pochi giorni!!
Dato che al Fringe quei “soli” tre show in due giorni ci avevano un po’ fatto il solletico, bisognava pure completare l’opera, right? Intendiamoci, non siamo responsabili: è tutta colpa del prozio Epicuro che scrisse quella strappalacrime lettera sulla felicità, e degli editori che anni fa la misero in commercio a mille lire… chiaro che poi ha mietuto vittime tra gli animi più nobili e sensibili… e noi Bad Idea Bears siamo taaaaanto sensibili, per cui poi l’invito a godersi le gioie della vita mica ce lo facciamo ripetere troppo volte!
Insomma, tocca occuparsi anche degli altri momenti teatrali, e poi di quelli più squisitamente musicali. Quindi apriamo, con ordine, con un nuovo capitolo della saga sondheimiana. Questa volta, a dirla tutta, The Master è autore solo dei testi, perché le musiche le ha scritte quell’altro pivellino di Bernstein e il concept narrativo va a spulciare invece in una storiella di portata vagamente universale scritta tanto tempo fa da un tale Guglielmo Shakespeare.
In altre parole… metti che Giulietta si chiama Maria e Romeo si chiama Tony, metti che Verona assomiglia al West Side di New York… ed eccoti servito un classicissimo del teatro musicale.
WHERE: Sadler's Wells Theatre - Rosebery Avenue, London EC1R
WHEN: 23rd August 2008, matinee
HOW WAS THE SHOW?

Non potevamo certo perdere questa chance per una serie di motivi: a) come già detto, il nostro “credo” ci impone di non trascurare tutto ciò che sia uscito dalla penna di Stephen Sondheim; b) questa produzione itinerante per l’Europa aveva raccolto enormi consensi; c) era ospitata dal Sadler’s Wells Theatre che si erge ai piedi della salita che conduce verso Angel e da sempre è associata, nel nostro ricordo visivo, al passaggio del N38 tra due file di tronchi scuri coperti da una pioggia di minuscole luci… e questo teatro dedicato alla danza ci attirava a mo’ di magnete ormai da tempo. La nostra uscita teatrale è peraltro stata resa ancora più speciale perché con noi avevamo le nostre due fidate compagne di viaggio dell’estate passata, che non potevano mancare ad una visita londinese e, soprattutto, ad un rendez-vous con la cucina del Busaba!
Tornando però allo show… qualcuno – non facciamo nomi, ma è lo stesso sito che ha recensito “Never forget” con una paccata di stelline – aveva bollato questo West Side Story come vecchio e poco convincente. Ben altra è stata la nostra impressione! Certo, la trama è, come già accennato, sufficientemente nota, a meno che in questi ultimi secoli siate vissuti su un altro pianeta, in un’altra galassia, e nessuno vi abbia mai rivelato che la storia di Romeo e Giulietta non finisce proprio con “e vissero tutti felici e contenti”… ma tale e tanta era l’energia sul palco della compagnia, così intensa l’interpretazione dei principals anche nei momenti un po’ retorici (per esempio in “Somewhere”), così ricco l’allestimento dal punto di vista coreografico e l’impatto visivo dei costumi, che era parecchio difficile restare indifferenti.

E ancora meno facile era restare indifferenti alla voce di Tony, un raro e fortunato mix tra impostazione pressoché lirica e intelligibilità e chiarezza della parola perfettamente preservate! Rimane poco tempo per “digerire” il finale che – scelta non comune nel teatro musicale – lascia gli spettatori nel silenzio di una scena solo recitata senza un reale closing number… che già sgorga caloroso l’applauso per la compagnia schierata al curtain call.
Alla vigilia temevamo un po’ di soffrire l’impianto tradizionale delle musiche, ma lo show è volato via senza mai risultare pesante e, anzi, siamo usciti dal Sadler’s Wells con la viva intenzione a ritornarci quanto prima per confrontarci con uno spettacolo di pura danza - e non avessimo già infarcito la nostra schedule a priori, avremmo già subito il forte richiamo della prima produzione disponibile dopo la chiusura di West Side Story di lì a pochi giorni!!
Posted by
London's Bad Idea Bears
at
17:27
0
people dropped their two cents... YAY!!!
Labels: Slightly Off-West End, Sondheim
Iscriviti a:
Post (Atom)