martedì 1 aprile 2008

All shall know the wonder (of purple summer)

Non sono certo le liriche più significative del musical. Non vengono da uno dei brani più impattanti, uno di quelli che ti spiazza per la messinscena che interrompe la narrazione e dà voce a ciò che i ragazzi hanno nell'animo, uno di quelli che sfida la censura portando in un teatro il linguaggio che le nuove generazioni, ma in fondo poi tutti quanti noi, parliamo ogni giorno. Ma volendo scegliere una frase che rendesse l'idea di ciò che ho in mente pensando ora a 'Spring awakening', l'occhio cade sulla parola 'wonder'. Meraviglia, ma anche stupore, sorpresa. E la voglia a questo punto di dire pubblicamente: ok, ci siamo sbagliati. E si sa che solo gli sciocchi non sanno cambiare idea, quindi...

Andiamo con un preambolo. Quando 'Spring awakening' ha aperto on Broadway e si è scatenato quel polverone assassino, quella hype incontenibile soprattutto fra i teenagers, quando si sono sprecati paragoni a pioggia con classici come RENT a livello musicale, quando - memori di cosa possono fare fangirls assatanate alla stage door di uno show - abbiamo immaginato gli effetti di questo spettacolo, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: ma neppure se ce lo regalano il biglietto! Abbiamo ascoltato l'OBCR e arrivati a metà già ci stavamo chiedendo perché lo avessimo fatto, e che cosa significassero tante cose... Insomma, per farla breve: i Bad Idea Bears erano fino a poco più di una settimana fa convinti che non facesse proprio per loro e che forse un po' di quei Tony fossero proprio andati fuori bersaglio.
Fino a che al botteghino delle meraviglie di TKTS, il pomeriggio del sabato prepasquale, un no alla prima richiesta fa scattare il plan-B più sconsiderato. 'Is there anything left for 'Spring awakening'? E quando ti propongono due biglietti me-ra-vi-glio-si a 44 dollarucci a testa contro un full price di 116... e vabbè, che je vuoi dì de no!?

WHEN: Saturday, 22nd March 2008
WHERE: Eugene O'Neill Theatre230 West 49th StreetNew York, NY 10019US
HOW WAS THE SHOW?

Ed ecco che iniziano le sorprese. Il teatro è un gioiello. Bello di una bellezza eterea esaltata da un gioco di luci azzeccatissimo, pur nella sua semplicità apparente, ad incorniciare un palcoscenico scarno nel quale alcuni elementi delineano come in uno schizzo gli ambienti di scena. La band, schierata sul palco contro il muro propone un incontro fra la rockband ed i suoni elettrici e la dimensione acustica di archi, harmonium e percussioni. File di panche a bordo palco ospitano alcuni spettatori, tra i quali sono seduti anche i coristi, ed alcuni posti rimangono liberi per i principals che verranno.

Buio in sala e un filo di luce illumina Lea Michele (Wendla) che apre lo show con 'Mama, who bore me'. E l'opening number che al solo ascolto lasciava qualche perplessità assume un senso ben preciso ed inizia ad inquadrare la situazione. Wendla, come gli altri giovani del luogo, i vari Melchior (Jonathan Groff), Moritz, Hanschen, Ilse... sono adolescenti ingabbiati da una società chiusa e sostanzialmente puritana e bloccati da genitori che invece di soffiare sulle loro ali per aiutarli a spiccare il volo fanno di tutto per tenerli in una condizione di ignoranza e non preparazione alla vita che li attende nel mondo. La scuola e le istituzioni falliscono nella loro funzione educativa e non forniscono loro gli strumenti adeguati, troppo impegnati a reprimere e punire ogni forma di ribellione alle regole. La ribellione di Moritz è quella di un adolescente che, distratto dall'improvviso risveglio ormonale, fallisce gli esami scolastici e, certo che la punizione dei genitori sarebbe intollerabile, una volta richiesto senza successo l'aiuto della mamma di Melchior per improvvisare una fuga in America, preferisce togliersi la vita. La ribellione di Melchior è quella di chi osa pensare con la propria testa, chi vuole conoscere per poi poter decidere, chi non si fa realmente governare dalle convenzioni. La ribellione di Wendla è quella di chi abbraccia i proprio sentimenti e la propria sensualità, anche quando in casa le è stato insegnato che condizione fisiologicamente necessaria perché un uomo e una donna possano avere un bambino è il matrimonio. La ribellione di Ilse è quella di chi, rifiutata dalla società perché rappresenta la pietra di uno scandalo, figlia molestata dal suo stesso padre, che ha osato denunciare il fatto davanti ad una società che preferirebbe non vedere e volta il capo altrove, ed impara a vivere da sola. Tanto controcorrente, tanto diversa, che il suo vestito verde la distingue anche cromaticamente dai colori più anonimi degli abiti dei compagni.
Ma la ribellione ha un costo. Se Moritz si toglie la vita, Wendla rimane incinta di Melchior e, costretta ad un aborto clandestino dai genitori, perde la vita nelle mani di un chirurgo improvvisato. E Melchior, spedito in riformatorio perché considerato responsabile della morte di Moritz, quando comprende dentro sè che deve tornare e rivedere Wendla - della cui morte non è ancora a conoscenza - viene sorpreso dalla drammatica verità e comprende, in quell'istante, che non può e non deve 'raggiungerli' con un gesto estremo, ma vivere fino in fondo, vivere anche per loro, portando il loro ricordo con sè nella sua esistenza. Ed il brano finale, allora, annuncia l'arrivo dell'estate. Stagione di fecondità, di calore, della piena maturità. A segnare che quanti ci sono ancora sono cresciuti, sono maturati attraverso le esperienze accumulate, e possono attendere la nuova stagione della loro vita con la giusta dose di speranza. Significativo il fatto che il brano finale venga aperto dalla stessa Ilse, voce fuori dal coro per eccellenza, che però a quel punto può fondersi con quella dell'intero cast in un crescendo di armonie vocali.

Un cast di livello esagerato, dall'età media talmente bassa da fare paura - a parte i due performers che coprono tutti i ruoli di adulti, si va dai 16 ai 22 anni... qualità musicale altissima, sia a livello vocale, sia per quanto riguarda la parte musicale in sè, che rispetto alla registrazione su CD si arricchisce di sonorità più "raw" e calde, i microfoni "a gelato" a catturare fiati e a rendere più palpabile l'emozione, gli archi che arricchiscono le orchestrazioni (intro in cui si sposano violoncello e chitarra elettrica, per citarne una...). E una serie di soluzioni di allestimento effettivamente, fresche, nuove, cariche di energia che spezzano schemi e propongono qualcosa di nuovo, qualcosa di non visto prima. Osano parlare ad un pubblico che sempre più spesso affolla i teatri, e osano farlo con lo stesso linguaggio senza peli sulla lingua di un giovane pronto ad abbracciare il suo spirito più ribelle.

Insomma, con pieno entusiasmo da parte del Baby Blue Bear decisamente conquistato e ancora qualche dubbio per la Yellow Bear più che altro a livello di coinvolgimento strettamente musicale, la vera rivalutazione di uno show. Like. Seriously. Like next time we want stalls seats to see the faces from near enough... (see?! we're already contemplating a next time!)

2 commenti:

luca ha detto...

salve, vi leggo da un po' ma in effetti non mi sono mai fatto sentire...almeno credo... complimenti per il blog. a me spring awakening piace un sacco. ormai sono mesi che non passa giorno se non ascolto touch me, purple summer o qualche altro pezzo. fondi permettendo quest'estate si va a new york e spero di vederlo dal vivo...anche rent ovviamente.
saluti.

London's Bad Idea Bears ha detto...

Benvenuto, Luca!
Ci fa piacere sapere che ci leggi da un po', anche se in silenzio... e non esitare a condividere con noi le tue impressioni e commenti! Facciamo il tifo per i tuoi fondi e per il viaggio a NY, di certo non resterai deluso :-)